Non si può tornare indietro e cambiare l’inizio,
ma si può iniziare da dove si è e cambiare il finale

Clive Staples Lewis

È sempre così: ogni anno il passaggio verso quello nuovo lo aspettiamo, lo contiamo, lo celebriamo, eppure spesso ci trova fermi, seduti, con la sensazione che qualcosa dovrebbe cambiare ma non sappiamo bene cosa.


Il tempo è circolare, non lineare. Le stagioni tornano, i cicli si ripetono, la terra gira. E noi, con essa.
Non andiamo mai davvero da zero a uno: siamo sempre in mezzo a qualcosa che finisce e a qualcosa che comincia.


Forse è proprio per questo che camminare a Capodanno ha un senso così particolare: non si tratta solo di “fare qualcosa di diverso”, ma piuttosto abitare il passaggio con il corpo, e attraversare fisicamente (e non solo con la testa) una soglia.

Che sia la costa ligure, i boschi dell’Appennino, il Parco d’Abruzzo o il deserto marocchino, un passo dopo l’altro, in mezzo all’inverno, il tempo smette di essere un’astrazione e torna a essere qualcosa che si sente e di cui siamo parte attiva. Il rinnovamento non si decreta la notte del 31. Si costruisce lentamente, con piccoli gesti e anche con la compagnia di persone che hanno scelto di fare lo stesso.


Vie dei Canti porta in cammino ogni Capodanno da anni. Per il passaggio dal 2026 al 2027 porta otto proposte, otto paesaggi, otto guide che conoscono i territori a fondo e che hanno molte più storie da raccontare.
Quest’anno, invece di aspettare che il nuovo anno arrivi, potresti andargli incontro.