L’odore dell’Autunno
L’odore e il sapore restano ancora a lungo,
MARCEL PROUST
come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare.
Ci sono sensi a cui prestiamo molta attenzione. Guardiamo, ascoltiamo, tocchiamo. L’olfatto invece lavora quasi sempre in sottofondo. Non ci accorgiamo di usarlo, eppure ci orienta continuamente. Un odore può dirci che sta per piovere, che siamo entrati nel bosco, che qualcuno ha acceso un fuoco, può farci riconoscere un luogo prima ancora di averlo visto.
Un odore infatti arriva e, senza chiedere permesso, apre le porte della memoria. L’odore della terra bagnata, del muschio, dei funghi, delle foglie umide sono tutti profumi che non hanno bisogno di essere spiegati: il corpo li riconosce e li ricollega a un’esperienza vissuta.
Prima delle mappe, prima dei cartelli, prima dei navigatori, c’era il naso. Annusare serviva a capire dove andare, cosa mangiare, cosa evitare: era uno strumento essenziale per stare nel mondo e orientarsi dentro di esso.
Oggi abbiamo affidato quasi tutto alla vista. Guardiamo lo schermo per sapere dove siamo, la mappa per sapere dove andare, le indicazioni per sapere cosa aspettarci, e così rischiamo di dimenticare che il nostro corpo sa molte più cose di quelle che riusciamo a spiegare.
La pratica del cammino può ricondurci a questa antica e dimenticata dimensione ‘olfattiva’.
La prossima volta che entri in un bosco prova a fare un piccolo “esercizio di ritorno”: lascia che sia il naso a raccontarti dove sei, segui l’odore della terra, dell’acqua, della vegetazione, prova a riconoscere un sentiero non soltanto dalla sua forma, ma da quello che porta nell’aria. Scoprirai che il naso ci riporta subito al selvatico, ovvero a quella parte di noi capace di ascoltare prima di capire, di affidarsi ai sensi invece di avere sempre bisogno di una spiegazione.
Per una volta insomma puoi anche dimenticare la strada da seguire.
Segui il naso… Chissà dove ti porta!