L’essenziale
L’essenziale è invisibile agli occhi.
Antoine de Saint-Exupéry
Ci sono viaggi che si programmano quasi al minuto: si scelgono le tappe, si prenotano i luoghi, si costruisce un itinerario preciso di ciò che vedremo e vivremo.
E poi ci sono i viaggi che lasciano uno spazio all’imprevisto. Un cammino con Vie dei Canti o una vacanza con Tra Terra e Cielo appartengono a questa seconda categoria.
Il programma c’è: tappe, orari, luoghi da raggiungere. Ma è una traccia, non una promessa di tutto ciò che accadrà. Perché le cose più interessanti, spesso, non sono scritte. Non è scritto l’incontro lungo il sentiero, il paesaggio che ci farà fermare più del previsto, la deviazione che diventa la parte più bella del percorso… e non è scritto, soprattutto, quello che succederà dentro di noi.
Per questo, quando partiamo, proviamo a lasciare a casa le aspettative troppo precise. Non significa partire senza sapere dove si va, piuttosto lasciare spazio perché il viaggio possa sorprenderci.
Se abbiamo già deciso cosa dobbiamo vedere, rischiamo di non accorgerci di ciò che abbiamo davanti. Se pensiamo di sapere già cosa troveremo, difficilmente avremo occhi abbastanza nuovi per scoprirlo.
Il viaggio comincia davvero quando smettiamo, almeno per un po’, di controllarlo tutto. Camminare insegna proprio questo: si procede passo dopo passo, senza sapere cosa c’è dietro la curva. Anche una vacanza può essere un esercizio di apertura: si parte con una direzione, ma non con la pretesa di governare ogni dettaglio.
Perché l’essenziale, come ci ricorda Saint-Exupéry, non sempre si vede. Partiamo con una buona dose di curiosità e una piccola quantità di aspettative. Il resto, lasciamolo al cammino.