[60] Date viaggio: 09 set 2023 - 15 set 2023

  • Senza zaino

Nella Wilderness italiana

Nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio, Molise

"Abruzzo forte e gentile."
Primo Levi

Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è la terza area naturale protetta più vecchia del mondo. Cento sono gli anni in cui l’ambiente è tutelato. Grazie a questa protezione, alla non eccessiva presenza umana e a un equilibrio piuttosto buono fra uomo e ambiente, si è mantenuta una natura selvaggia - la cosiddetta Wilderness - fra le più importanti d’Italia.
Il cammino attraversa gli ambienti più caratteristici dei monti Marsicani. Si cammina nel cuore del Parco, toccando valli, boschi, cime, fiumi e paesi. È sì impegnativo fisicamente, ma ripaga chi ama stare a contatto con la natura e la cultura dell’Appennino. Se si è fortunati e rispettosi delle buone pratiche di affrontare la natura, si potrebbero avvistare animali selvatici fra i più rari del patrimonio naturalistico italiano.

Sa 9: Sulmona
Arrivo a Sulmona e incontro con la guida. Trasferimento con mezzo motorizzato a Roccaraso e sistemazione nelle camere. Incontro con spiegazione del viaggio. Cena in ristorante. Pernotto in hotel, in camere doppie con bagno privato.

Do 10: Do Roccaraso - Barrea
7h – 20,5 km -  [+1180/-1380] 
Da Roccaraso si sale al vasto pianoro dell’Aremogna, sede degli impianti di risalita della stazione sciistica più grande di tutto il centro Italia, fra boschi e piccoli affacci panoramici.

Si lambisce la parte più isolata del vasto piano erboso e ci si rimmerge in un bosco di faggi, per poi uscire sul versante della valle del Sangro, con davanti un panorama sulla piana di Castel di Sangro, sul Molise settentrionale e sulle Mainarde. Tramite un ampia strada bianca si scende verso il paese di Scontrone, per poi deviare, sempre fra prati e balconi panoramici, verso Barrea. In questo tratto si cammina ammirando la valle del fiume Sangro, il canyon che forma il corso d’acqua e il lago di Barrea.
Cena in ristorante. Pernotto in hotel, in camere doppie con bagno privato.

Lu 11: Barrea - Civitella Alfedena
6h – 18.5 km -  [+900/-630]
Da Barrea si sale al Valico di Barrea e da qui ci si inerpica per un sentiero che aggira il Serrone e, attraverso un bel bosco di faggi e affacci panoramici sulla sottostante Valle Porcile e sul bosco Selva Bella, si arriva all’effimero Lago Vivo. Molto suggestiva è la vista sulla costiera che va dal monte Tartaro al monte Petroso e su una delle riserve integrali del Parco. Superata la conca che ospita il piccolo specchio d’acqua, si scende nella valle dell’Inferno su una mulattiera che si snoda in una faggeta. Su comoda strada bianca si arriva all’imbocco della valle Innanghera senza entrarvi. Dalla sorgente Innanghera, sempre su un sentiero in bosco di faggio, si arriva a Civitella Alfedena. Cena in ristorante. Pernotto in albergo, in camere doppie con bagno privato.

Ma 12: Civitella Alfedena - Opi
7h – 19 km - [+1550/-1520]
Da Civitella Alfedena si risale la Valle di Rose, fino al Passo Cavuto e al Rifugio di Forca Resuni. Si è nel cuore della natura selvaggia d’Abruzzo: in questa valle e nella valle Iannanghera è facile vedere i camosci appenninici e, addirittura, poter osservare, sporadicamente, qualche orso marsicano. Ad arricchire la salita c’è anche la bellezza della faggeta.

Arrivati al Rifugio di Forca Resuni, si cammina verso i Tre Confini e il Lazio, fra mughi e calanchi. Da i Tre Confini fino alla Valle Fondillo si cammina nel fitto dei faggi, passando per il Valico Passaggio dell’Orso. Una volta giunti nella Valle Fondillo, si scende comodamente fino ad incrociare il percorso del Regio Tratturo Pescasseroli-Candela e arrivare ad Opi. Cena in ristorante. Pernotto in albergo, in camere doppie con bagno privato.

Me 13: Opi - Scanno
8h –18,5 km - [+1375/-1420]
Da Opi si scende sul Regio Tratturo Pescasseroli-Candela e si cammina sull’asse della transumanza fino ad arrivare ai terrazzi erbosi dei Colli Bassi, dai quali si possono ammirare il monte Marsicano (la cima più alta del Parco) e il monte Petroso. Si prosegue in salita al pianoro dei Colli Alti, si attraversa La Canala, si passa per il rifugio di Prato Rosso e si sale comodamente al bel pianoro erboso di Terraegna, sede di animali al pascolo e crocevia di itinerari ai piedi dei pendii della Montagna Grande, che separa la valle del Sangro da quella del Sagittario. Arrivati al Valico del Carapele, che offre un panorama su molte delle montagne dell’Appennino abruzzese, si scende su mulattiera a Scanno. Questa tappa, che ricopre in buona parte l’antica strada di comunicazione tra Pescasseroli e Scanno, è lunga, ma accessibile alla maggior parte degli escursionisti per le non eccessive pendenze. Cena in ristorante. Pernotto in hotel, in camere doppie con bagno privato.

Gi 14: Scanno - Aremogna (Roccaraso)
9h – 22 km - [+1470/-1000]
Da Scanno si scende al Ponte delle Scalelle e si sale il roccioso vallone di Jovana. Fra boschi e ampi prati, si intercettano la Masseria Collafrino e i ruderi della Masseria di Cristo. Poco oltre, si raggiunge Jovana Vecchia, sede di un agriturismo. Da qui, si risale a mezza costa fino all’imbocco del sentiero per la Serra Sparvera. Ignorata l’interessante e selvaggia cima, si scende al rifugio forestale dell’Imposto e si devia per le Bocche Chiarano, attraversando grandi praterie di alta quota. Arrivati in località il Feudo si sale su monte Pratello e, poi, si scende, tramite pista da sci, al piano dell’Aremogna. Cena in ristorante. Pernotto in hotel, in camere doppie con bagno privato.

Ve 15: Aremogna - Roccaraso
2h – 6 km - [+150/-470]
Dopo la colazione, inizio della breve escursione dall’Aremogna a Roccaraso. Al termine dell’escursione si lascia Roccaraso o con mezzo motorizzato a noleggio da Roccaraso a Sulmona o con le proprie auto o con i mezzi pubblici e si ritorna a casa. L’ultima tappa del viaggio si svolge in un contesto di boschi e prati. Dal grande pianoro dell’Aremogna si scende a Roccaraso attraversando la Valle San Rocco.

Inizio viaggio:

sabato 9 arrivo alla stazione dei treni Sulmona alle 17 con i mezzi pubblici e/o privati.


Fine viaggio:

venerdì 15 arrivo alla stazione dei treni di Sulmona alle 17 con i mezzi pubblici e/o privati.


Cammino:

sentieri di montagna, carrarecce, strade bianche, piccoli tratti di asfalto.


Notti:

in hotel.


Pasti:

arrosticini, pallotte cacio e uovo.


Sapori tipici:


Difficoltà:

3 + su 4. Si tratta di un viaggio itinerante con trasporto bagagli. Sono presenti salite e discese faticose e sono pochi i tratti in piano. Siamo nel cuore dell'Appennino abruzzese, dove le catene montuose si susseguono le une alle altre.

In particolar modo in quattro tappe su sei i dislivelli totali superano i 1000 metri, sia in salita, che in discesa. Il trekking è accessibile a persone adeguatamente allenate e abituate alla camminata, alla montagna e, quindi, alle lunghe ascese e discese. Brevi sono gli spostamenti con mezzo motorizzato. I pernottamenti sono comodi.


Note:

Il percorso e gli alloggi possono subire modifiche in base alle condizioni atmosferiche o alle necessità del momento.

Queste montagne e queste valli sono i luoghi in cui i protagonisti di questa storia si sono rifugiati per salvarsi da un destino quasi certo, dovuto all’azione scellerata dell’uomo. I protagonisti sono l’orso bruno marsicano, il lupo appenninico e il camoscio d’Abruzzo. Il destino quasi certo era la loro estinzione. Per fortuna si può parlare all’imperfetto. Oggi il presente e il futuro di queste specie animali è più tranquillo e sereno.

Dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise questi animali sono tornati a colonizzare territori esterni all’area protetta. L’orso bruno marsicano, da pochi esemplari, è arrivato a contarne circa sessanta e ha iniziato a popolare territori fuori dal Parco e a far vedere la sua presenza anche in quello della Maiella. Il lupo appenninico, dagli anni Novanta del ‘900 in poi, è cresciuto talmente tanto da ripopolare tutta la dorsale degli Appennini e perfino l’intero arco alpino. La popolazione di camoscio è talmente cresciuta che dalle cime rocciose dei monti Marsicani, dei monti de La Meta e delle Mainarde, si sono spostati su altri massicci, tanto da non farsi chiamare più dagli zoologi camosci d’Abruzzo, ma camosci appenninici.

Certo, i protagonisti di questa storia sono schivi e poco inclini a farsi vedere, ma in questo viaggio a piedi, se si osservano comportamenti giusti, non è così complicato poterli ammirare. Naturalmente, non si potrebbero vedere potenzialmente solo loro. Non a caso, questa è la terra della wilderness d’Italia.

Quota di partecipazione: € 245 da versare all'associazione (per segreteria, organizzazione, guida).

Spese previste: € 570, da portare con sé per mangiare e dormire. Sono calcolate accuratamente, tuttavia suscettibili di piccoli cambiamenti in più o in meno legati a variazioni di prezzi e al comportamento del gruppo.

Info prenotazione

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