[84] Date viaggio: 04 dic 2021 - 12 dic 2021

La Magna Via Francigena

Da Palermo ad Agrigento

"Siciliani semu, un populu chi canta in allegria; ‘nta lu sangu avemu la forza dill’antichi cavaleri, Nurmanni, Greci, Arabi e Spagnoli, chi sta Sicilia vosiru vantari…"

La via Magna Via Francigena è un percorso che connette due antiche città di porto: Palermo e Agrigento, attraverso un sistema di trazzere (antichi sentieri sterrati). Un viaggio alla scoperta dei centri artistici e archeologici della costa e dei piccoli villaggi dell’entroterra, attraverso uno degli ultimi itinerari di frontiera. 
La forza della Magna Via è nei vasti paesaggi aperti e nelle persone che animano i luoghi che visiteremo. E' un’avventura in cui vivremo e respireremo il territorio addentrandoci fra le vie, bussando alle porte, comunicando con i locali, per entrare in contatto con il carattere autentico dell'Isola. 

Sa 4: Palermo (via bus)- Piana Albanesi > Santa Cristina Gela > Santuario di Tagliavia
22 km - [+729/-662]
Da Palermo con un mezzo di linea raggiungiamo la città di Piana degli Albanesi, il percorso inizia dall’abitato di Piana, dopo 5 km si giunge all’abitato di Santa Cristina. Ad accomunare le due località sono le origini greco-albanesi e una lingua misteriosa ed affascinante, difesa ancora oggi nella memoria degli anziani e dalla nostra Costituzione. Usciti dall’abitato di Santa Cristina Gela seguiamo il percorso della Regia Trazzera, che corre lungo la valle per poi attraversare un bosco che si estende fino ad un lago. La via prosegue poi diritta lungo la trazzera ancora oggi usata dai pastori per la transumanza. Si superano diverse masserie fino ad arrivare al Santuario di Maria S.S. del Rosario di Tagliavia, luogo di preghiera e romitaggio che nel corso dei secoli ha sempre ospitato pellegrini e viandanti di passaggio. Oggi una comunità mariana religiosa, Le Cinque Pietre, la custodisce e ne anima il culto. 

Do 5: Santuario di Tagliavia >Corleone 
13 km- [+930/-789]
Partendo dal santuario, il percorso intercetta il fiume Belice Sinistro e poi la ciclabile fino ad arrivare alle alture di P.zo Nicolosi e di Rocca Argenteria, pianori ottimi per osservare la natura, un tempo insediamenti a controllo di questo passo, della via greco-romana. Si raggiunge poi il sistema naturalistico del Gorgo del Drago, una seria di laghetti e salti di roccia scavati dall’affluente del fiume Belìce Sinistro. Da qui la via ci porta dritti verso Corleone tra campi infiniti, masserie che si perdono nel tempo e il miliario romano che testimonia la presenza della via fatta costruire dal console romano Aurelius Cotta durante la I Guerra Punica e che oggi fa bella mostra di sè al Museo Archeologico di Corleone. 

Lu 6: Corleone > Prizzi 
19 km - [+973/-529]
Corleone e le sue cento chiese barocche, Corleone e le sue cascate, Corleone e la bellezza dura e sincera della sua gente, vuole superare i clichè e vuole parlare di sé stessa e non solo della cronaca nera che ha spesso coinvolto la politica e la vita del comune. Il percorso segue la regia trazzera 80 fino ad incontrare i ruderi della chiesa di S. Maria della Scala che si trovano lungo la via: chiudendo gli occhi si possono ancora sentire i rumori dei carri e delle persone. Si supera un altro sito di controllo, C.zo Spolentino e la sua portella a 905m e seguendo il viale delle Sorgenti, si percorre trazzera che ci porta alla Masseria Imbriaca e alla sua portella e si scollina verso il lago artificiale di Prizzi, che si percorre dal lato nord. L’abitato appare nitido e la salita ci porta a colmare i 400 m di dislivello che ci portano in paese.

Ma 7: Prizzi > Castronovo di Sicilia 
24 km- [+972/-668]
La tappa inizia al centro storico di Prizzi, in prossimità della chiesa madre. Si lascia il paese seguendo una trazzera pubblica e ci si dirige in direzione della Riserva Naturale Monte Carcaci e dell’area attrezzata Santa Caterina, polmoni verdi del Parco dei Monti Sicani, tra le distese coltivate a grano e frumento, dove si ha la possibilità di effettuare soste per ricaricare acqua. Si continua a camminare lungo la trazzera acciottolata chiamata “via militare” per l’utilizzo che ne fu fatto nell’Ottocento, fino ad arrivare al Borgo Riena, villaggio di contadini abbandonato negli anni 80 del secolo scorso. Si susseguono poi strade sterrate e boschi alberati e tratti sulla provinciale a basso scorrimento. Gli ultimi chilometri permettono di giungere lungo il percorso che porta sull’altopiano del Kassar, importante zona archeologica. Un pianoro fortificato protegge dall’alto il borgo e la via scende lungo un nuovo sentiero all’interno del Bosco Comuni, con i caratteristici pagliai contadini, finendo la sua corsa presso la piazza del Municipio sotto l’insegna della Magna Via Francigena.

Me 8: Castronovo > Cammarata/San Giovanni Gemini
12 km - [+692/-380]
Il cuore della Magna Via Francigena è proprio tra la Rocca di San Vitale con i suoi ruderi normanni e le sue chiese e il pianoro del Kassar sul monte da cui scende la via che prosegue lungo una trazzera ottocentesca fino all’incrocio delle provinciali. Si incontrano poi l’Azienda Colle San Vitale che custodisce all’interno preziose testimonianze della Necropoli di Capelvenere: una grande roccia scavata per la disposizione delle sepolture, e il Casale di San Pietro, che probabilmente conserva nel sottosuolo la memoria di un insediamento islamico. Gli scavi stanno portando alla luce nuove scoperte che chiariranno meglio la storia di questo luogo che da sempre vede il passaggio delle genti da nord a sud. Lasciato il Casale alle spalle si raggiunge un fontanile e da qui si comincia a salire la trazzera che segue il corso dell’affluente del Platani, il torrente Saracena, fino ad arrivare in vista di Cammarata e del suo castello. L’ingresso in paese consente di rifornirsi di viveri e acqua e di continuare lungo la traccia verso il limitrofo comune di San Giovanni Gemini. 

Gi 9: Cammarata/San Giovanni Gemini > Sutera  
20 km - [654/-250]
Dal paese di San Giovanni Gemini, una strada interpoderale permette di uscire dal centro abitato e di imboccare la trazzera che scende giù verso il fiume. Giunti al cimitero e all’abitato di Acquaviva Platani, è possibile ricaricare l’acqua. Da qui una ex provinciale in disuso ci porta lungo le trazzere che camminano in cresta alle colline che avvolgono Sutera e la Rocca di San Paolino. Paesaggi incantevoli che fanno da quinta scenica alle masserie lungo il percorso, come l’ultima prima di Sutera che conserva al suo interno testimonianza delle sue origini medievali. Gli ultimi chilometri portano all’abitato di Sutera ed alla sua imponente rocca, sito sacro fortificato nel periodo medievale. In paese sarà possibile visitare: il ràbato che conserva ancora l’impianto urbano di tipo arabo, fatto di piccole vie e di case costruite una a ridosso dell’altra, l’antico spitale di San Simone, la chiesa madre dedicata all’Assunta, il museo etnoantropologico comunale, la collina di Santa Croce e il palazzo di Francesco Salamone.

Ve 10: Sutera > Racalmuto/Grotte 
26 km - [+649/-149]
La tappa è l’unica che attraversa molti centri urbani che fanno parte del progetto Magna Via Francigena. Il geografo al Idrisi nel suo racconto dice che “Sutera è centro trafficato dove i viaggiatori fanno avanti e indietro”, molto probabilmente in direzione Palermo/Agrigento. Milena, antica Milocca, e i suoi casali oggi sono un accogliente centro agricolo adagiato sulle sue colline floride e la via in breve tempo raggiunge l’insediamento di Serra del Palco con le aree archeologiche dell’età del Bronzo e di periodo bizantino e altomedievale. Superatele si fa ingresso nell’area demaniale boschiva di “Bosco Zellante” dalla quale si imbocca il sentiero che conduce a Racalmuto, luogo di nascita di Leonardo Sciascia e per questo inserita lungo la Via degli Scrittori. Da visitare il castello chiaramontano, la fontana di “Novi Cannola”, la Chiesa Madre e quella di San Francesco.

Sa 11: Racalmuto > Joppolo Giancaxio 
13 km - [+322/-105]
Pochi chilometri separano Racalmuto dal centro di Grotte, la via prosegue lungo una Provinciale fino al sito della Petra di Calathansuderj, un sito archeologico che conserva il toponimo arabo. Una roccia di 30 metri di altezza, piena di fori di sepoltura e di grotte al suo interno, utilizzati in periodo neolitico. Nei secoli successivi (in periodo bizantino, musulmano, normanno e svevo) la Petra diventa una fitta rete di cunicoli su più livelli, tale da farla considerare un sito di controllo della viabilità da e per Agrigento. Superato il sito, si inizia una salita che raggiunge la cima del colle che sovrasta il paese di Comitini. Ci accoglie l’osservatorio astronomico e il distretto minerario con le sue miniere a vista. Si raggiunge poi il centro dove è possibile visitare le chiese e ricaricare acqua. Da qui, la via prosegue fino alla statale e superando la ferrovia, si inizia la salita verso Aragona, centro più grande dove è possibile ricaricare l’acqua e visitare le chiese barocche. Pregevoli infatti i monumenti sacri e civili, da osservare mentre ci si avvia verso la Provinciale che ci porta, attraverso i campi a perdita d’occhio, alla trazzera che arriva a Joppolo Giancaxio, ultima tappa del cammino prima della meta finale.

Inizio viaggio:

sabato 4 a Palermo. Si può raggiungere Palermo in treno, in nave, in auto o in pullman. 
In Aereo L’aereo è il mezzo più facile e veloce per arrivare a Palermo. L’Aeroporto di Palermo è il Falcone Borsellino (Punta Raisi) ed è situato a 35 km a ovest da Palermo.
L’aeroporto è collegato alla città tramite un servizio treno navetta che parte circa ogni mezz’ora.
Potrete raggiungere la città anche tramite servizio pullman che collegano l’aeroporto a molte località dell’isola. E’ presente anche il servizio taxi e taxi sharin. 
In Treno Si può raggiungere Palermo anche in treno. I collegamenti riguardano tutte le città dell’isola ma anche oltre lo stretto di Messina.
In Nave o Traghetto Se volete arrivare a Palermo in nave, la città offre un porto   di collegamenti con le città marinare del Tirreno e del Mediterraneo. 

In Pullman Per lunghi percorsi il pullman non è il mezzo di trasporto preferibile. Tuttavia alcune aziende propongono collegamenti da e per Palermo da molte località.  


Fine viaggio:

domenica 12 ad Agrigento, da qui è possibile spostarsi con treni e pullman per tornare a Palermo. 


Cammino:

si sviluppa prevalentemente su strade vicinali e sentieri.


Notti:

agriturismo, affittacamere, B&B.


Pasti:

pranzi al sacco, colazione nella struttura che ci ospita, cene in ristoranti e trattorie tipiche.


Sapori tipici:

arancine, pane e panelle, maccu di fave, parmigiana di melanzane, cannoli alla ricotta, cassate, paste di mandorla.


Difficoltà:

2 su 4. Il cammino è itinerante con zaino in spalla di media difficoltà.


Note:

Il percorso può subire modifiche, in base alle condizioni atmosferiche o alle necessità del momento.

La via Magna Via Francigena è un Cammino che collega Palermo ad Agrigento, da sempre in Sicilia una delle direttrici più importanti di movimento per uomini, animali e cose. Ha permesso sin dall’età arcaica, di collegare le sponde del Mediterraneo a quelle del Tirreno facendo sì che il Sud potesse respirare l’aria del Nord e le sue contaminazioni culturali.

Dai coloni Greci provenienti dalle isole dell’Egeo che vennero nel VII sec. a fondare le poleis siceliote e si confrontarono e scontrarono con le genti fenicie che occupavano la cuspide occidentale dell’isola, ai Romani che, una volta presa Akragas risalirono questa via per conquistare Panormus, costruendo una rete a maglie ordinate di statio e mansio, punti costruiti a distanze precise che permettevano di cambiare cavalli, rifocillarsi o dormire, rimasti attivi fino al IV sec. d.C. . Per l'Impero di Roma, questo percorso era inserito nel cursus publicus e rientrava tra le vie annoverate nell'Itinerarium Antonini Augusti, un manuale di strade e tappe dove venirono segnate le soste e le distanze tra un punto di sosta e l'altro per tutte le vie dell'Impero romano.

I Bizantini poco tempo dopo, occuparono la regione e inserirono la Sicilia in un più ampio thema, una suddivisione in regioni del loro impero, insediandosi sulle rocche e sulle alture a scopi difensivi. Furono i guerrieri Musulmani che dall’Africa settentrionale, dall’Arabia e dalla Spagna invasero l’isola nel IX sec., a trasformare il paesaggio, le strade e i villaggi che nel corso dei secoli prosperarono o vennero abbandonati. Fino all'arrivo dei cavalieri Franchi provenienti dalle coste della Normandia: in poco più di trenta anni, i Normanni guidati dal Gran Conte Ruggero d’Altavilla e dal fratello Roberto il Guiscardo, riconquistarono l’isola, da due secoli ormai sotto controllo degli Emir,i e ricristianizzarono tutto il territorio, rinforzando le chiese di rito greco, edificandone nuove di rito latino e permettendo quell’osmosi che ha creato le premesse per la società siciliana di oggi, un mix culturale e genetico di genti diverse, accoglienti per costituzione.

Ciò che vedrai non sono solo sentieri tra i campi e i vari centri urbani. Sono l’eredità lasciataci da queste genti, sono le Regie Trazzere che alla fine del XIX secolo i Borboni catalogarono e disegnarono nei loro Regi Catasti. Tutto questo miscuglio è ciò che incontrerai. 

Quota: 110 euro, da versare all'associazione (per segreteria, organizzazione, guida).

Spese previste: 350 euro. Da portare con sé per mangiare,  pernottamento. Sono calcolate accuratamente, tuttavia suscettibili di piccole variazioni in più o meno legate a variazione prezzi ed al comportamento del gruppo.

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