Perché questo nome
Ci guidano e ci interessano le tracce lasciate dall’uomo nella memoria dei luoghi (selvatici o meno) e lungo i percorsi tracciati dai nostri antenati 100, 1.000 o 10.000 anni fa, da quando abbiamo cominciato a percorrere la Terra. Ci interessa raccontare le storie naturali e umane dei luoghi che percorriamo. Bruce Chatwin nel suo libro, intitolato, appunto, Le Vie dei Canti, affronta
in modo essenziale e personale i temi, il significato e i valori del nomadismo e dello spostamento lungo itinerari tramandati oralmente dagli aborigeni australiani. |
Affascinati da questa sua lettura, abbiamo pensato e immaginato questi nostri viaggi per offrire qualcosa in più del semplice cammino in un luogo piacevole e interessante.
Occasione di incontri
I viaggi dello scorso anno sono stati occasione di incontro con la natura, con le persone e le comunità attive nei loro territori. Così quest’anno abbiamo messo in evidenza gli incontri possibili in ogni viaggio. Con la natura prorompente e selvaggia (piante, animali, rocce) ma anche con uomini, manufatti e iniziative locali. |
L’andare a piedi, a chi ha lo spirito curioso, aperto alla conoscenza, consente di essere più vicini ai luoghi e alla gente e più lontani da quello che ci viene offerto e ci aspettiamo di solito. Ogni viaggio, insieme alla storia che cerchiamo su quei passi, è senza dubbio l’esperimento dell’incontro con un luogo. È un canto irripetibile che rimarrà nel nostro cuore.
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