Sulle orme dei briganti

Tra le selve della Maremma

Lazio
Da ven 01 dic 2023 a dom 03 dic 2023
Codice viaggio [79]

"I briganti difendevano, senza ragione e senza speranza, la libertà e la vita dei contadini, contro lo Stato, contro tutti gli Stati. Per loro sventura si trovarono ad essere inconsapevoli strumenti di quella Storia che si svolgeva fuori di loro, contro di loro; a difendere la causa cattiva, e furono sterminati. "

Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli, 1945 

Dettagli del viaggio

Durata

3 gg

Difficoltà

    Difficoltà Livello 3

Info

    Pensione Senza zaino Base fissa

Quota € 120, da versare all'associazione (per segreteria, organizzazione, guida).

Spese previste € 95 da portare con sè per i pasti e pernottamenti. 

Sono calcolate accuratamente tuttavia suscettibili di piccoli cambiamenti in più o in meno legati a variazioni di prezzi e al comportamento del gruppo.

Il viaggio

La Tuscia, la Maremma Laziale, storicamente il centro di diffusione dell’antico popolo etrusco, riunisce i luoghi tra i più misteriosi e affascinanti d’Italia, anche grazie al fatto che è poco turistica. Ettari ed ettari di morbida e aperta campagna, punteggiata di mandrie e greggi al pascolo, celano forre verticali, selve impenetrabili  e torrenti impetuosi nascosti alla vista di chi non si muove a piedi. In questo territorio da esplorare lentamente, andiamo alla ricerca dei luoghi che sono stati protagonisti di uno degli eventi storici italiani più curiosi: il brigantaggio, che in Maremma ha assunto caratteristiche peculiari. Ma i briganti sono solo il fil-rouge del viaggio: la natura ancora selvatica e la storia molto più antica ne sono la vivida cornice! 

Scopri di più

Ve 1: Eremo di Poggio Conte, fosso Paternale, Eremo di Ripatonna Cicognina
5h - 9 km - [+/-100]
Il fiume Fiora, confine naturale tra Lazio e Toscana, nei secoli ha fatto da sfondo a intricate vicende umane. Sulle sue acque gli etruschi navigavano dal mare all’Amiata, nel medioevo i boschi che lo circondavano furono rifugio per eremiti e templari fino a essere considerata, durante il Medioevo, luogo per meditare, fare penitenza e approfondire la conoscenza della parola di Dio. Nel rinascimento le sue acque lavarono il sangue della distrutta città di Castro, fino a giungere al secolo scorso, dove nella selva tutt’attorno si nascondevano i temibili briganti. Così come le forre scavate dal fiume hanno limitato i contatti tra gli Stati che si trovavano sulle due opposte rive, le rocciose vallate vulcaniche hanno preservato l’ambiente naturale: nessun paese, nessuna fabbrica si bagna nelle sue acque che restano pulite e limpide fino a pochi chilometri dalla foce. La natura della valle del Fiora è rimasta identica nei secoli, incontaminata e rigogliosa.

Sa 2: Escursione nella foresta dei briganti, La Selva del Lamone
5h - 12km - [+/-200]
Trekking di una giornata nell’impenetrabile Selva del Lamone. Osserviamo alberi centenari che ci raccontano il passare dei secoli che ha visto trasformare il territorio. Gli antichi insediamenti, ancora visibili nel bosco, sono le tracce di uomini che traevano ispirazione dal vivere in natura alla stregua di un animale selvaggio che riconosce nella selva la propria casa. In tempi più recenti la Selva, posta sul confine nord dello Stato Pontificio, è stato il rifugio di briganti e malfattori che riuscivano facilmente a far perdere le proprie tracce tra la vegetazione intricata, trovando riparo nelle capanne dei carbonai.

Do 3: La perla del Vulcano: da Latera al Lago di Mezzano
6h - 15 km - [+/-100]
Passeggiata alla scoperta della geologia vulcanica di una delle piane più fertili dell’alta Tuscia, la caldera di Latera. Scopriamo angoli di insospettabile bellezza e interesse naturalistico, elementi di archeologia industriale, formazioni dai colori suggestivi e strade dall’inconfondibile odore solforoso.

Inizio viaggio:

venerdì 1 a Valentano ore 10.00. Raggiungibile con autobus da Viterbo ( Linea Ferroviaria Roma-Viterbo) o Montalto di Castro (Linea Ferroviaria Roma -Grosseto-Pisa- Genova)

Altrimenti la guida mette a disposizione un passaggio dalla stazione di Orvieto al un costo di 20 euro a persona a tratta.


Fine viaggio:

domenica 3 a Valentano ore 16.00. 


Cammino:

strade bianche, sterrati, sentieri rocciosi.


Notti:

in b&b.


Pasti:

cene in struttura e pranzi al sacco.


Sapori tipici:

pici, gnocchi e pappardelle fatti in casa all'aglione, formaggi della zona, olio EVO dop Canino.


Difficoltà:

1 + su 4. Si tratta di un viaggio a base fissa senza particolari difficoltà tecniche.


Note:

il percorso e gli alloggi possono subire modifiche in base alle condizioni atmosferiche o alle necessità del momento.

Domenico Tiburzi è stato senza dubbio il più famoso tra i briganti di Maremma. Nato a Cellere il 28 Maggio 1836, fu soprannominato “Domenichino” perché raggiungeva a stento 1.60 mt di altezza. La figura di Tiburzi è una vera e propria leggenda in Maremma, in un certo senso fu, per la povera gente, una sorta di eroe che proteggeva i diritti dei più deboli.

Nel 1867 compie il suo primo delitto uccidendo Angelo Bono, il guardiano del marchese Guglielmi, per averlo multato di venti lire, uno sproposito per quei tempi, solo per aver raccolto un fascio di spighe nel campo del marchese.

E così incomincia la sua storia di brigante che, ovviamente, finirà male. Arriverà il giorno in cui saranno proprio i signori, quelli di cui era stato spesso il braccio armato, e che l’avevano anche pagato per anni, a volere che sia ucciso.

 

Secondo la tradizione dopo la sua morte, il parroco di Capalbio dichiarò la sua contrarietà nel seppellire un brigante come lui in terreno consacrato, ma la popolazione che in lui vedeva un salvatore insorse, e si giunse così al compromesso di seppellirlo sotto la cinta muraria, con le gambe all’interno del cimitero e la parte superiore all’esterno, a simboleggiare l’anima lasciata fuori e senza nessuna croce ne lapide. Oggi si sono perse le tracce del cancello originario, ma il cimitero di Capalbio con il trascorrere degli anni si è ingrandito ed il corpo del Tiburzi, oggi, si trova totalmente in terra consacrata, così dopo aver ricevuto l’assoluzione dal popolo è stato il tempo a decretarne l’assoluzione completa. La targa in legno che ne ricorda la data di nascita e di morte, è posta sull'antica colonna romana dove, dopo la sua morte, il brigante venne legato e fotografato. L'unica fotografia esistente del Re del Lamone!