[29] Date viaggio: 21 lug 2018 - 27 lug 2018

Su e giù per i monti del Matese

Natura e Cultura in Molise

"Un paese di pianura per quanto sia bello, non lo fu mai ai miei
occhi. Ho bisogno di torrenti, di rocce, di pini selvatici, di boschi
neri, di montagne, di cammini dirupati ardui da salire e da
discendere, di precipizi d’intorno che mi infondano molta paura."
Jean-Jacques Rousseau

Questo viaggio dà l’opportunità di conoscere le quote più elevate dell’Appennino sannita, dotato di grandi qualità naturalistiche. Il viaggio è impreziosito da alcune perle archeologiche e storico-culturali veramente notevoli e uniche, come ad esempio la città romana di Saepinum.
Tutto il percorso si sviluppa fra continui saliscendi, su sentieri e attraverso ambienti differenti delle montagne che formano la catena dell’Appennino: immensi boschi di cerri, roverelle, castagni, faggi e aceri montani; estese praterie di alta quota; ambienti rocciosi suggestivi, caratteristici in particolar modo dei versanti più scoscesi delle tre cime principali; grotte profondissime e balconi dai quali ammirare paesaggi. A caratterizzare ulteriormente il viaggio è la storia dei luoghi attraversati. Abitato dall’uomo nelle diverse epoche storiche, il massiccio del Matese ha vissuto in particolar modo il fenomeno del brigantaggio nei secoli XVIII e XIX. I briganti o banditi, così definiti per via dei loro atti di ladrocinio o di eversione politica, si rifugiarono fra le asperità del massiccio montuoso. Tante sono le storie delle azioni dei briganti che si possono raccontare.
Nei momenti di riposo si assaggiano e degustano i prodotti tipici dell’antica tradizione culinaria molisana, tra cui i tartufi, i formaggi freschi e stagionati, i vini, i salumi e l’olio di oliva extravergine. Inoltre, si incontrano realtà e persone significative che si spendono per un Molise migliore. Il tutto è caratterizzato da un clima intimo e familiare.

Sa 21: Bojano e Sepino
arrivo a Bojano con i mezzi pubblici o con mezzi propri e trasferimento in auto a Sepino. Aperitivo di benvenuto con prodotti tipici locali e spiegazione del viaggio. Visita di Sepino.
Sepino è un piccolo borgo molisano adagiato sulle prime asperità dei Monti del Matese. Il paese ha la classica struttura medievale, con vicoli stretti che si dipanano fra scalinate e piccoli slarghi. Il suo territorio è ricchissimo di storia e testimonianze archeologiche. Il villaggio possiede diverse caratteristiche chiese, fra cui quella dedicata a Santa Cristina. Inoltre, si possono ammirare alcune torri della medievale cinta muraria, tre delle quattro porte di ingresso all’agglomerato urbano e il caratteristico ponte ogivale di San Rocco. Interessante, poi, è la fontana nella piazza del paese: le cannelle da cui vien fuori l’acqua segnano i punti cardinali.

Do 22: Sepino - Guardiaregia
18km - [+717/-722]
Lasciando a piedi il centro di Sepino, si passa accanto al grande convento francescano della Santissima Trinità, per poi arrivare alla città romana di Saepinum. Sito archeologico dal valore inestimabile, l’antica città possiede le intere mura che perimetrano la sua ampiezza, quattro porte monumentali, la tipica struttura urbana delle città romane con cardo e decumano (quest’ultimo interamente lastricato), le terme, il teatro, il foro, la basilica, due quartieri residenziali, un macellum, il tribunale e tanto altro. Inoltre, è situata sul Regio Tratturo Pescasseroli-Candela, altro bene storico-culturale dal notevole interesse, testimone di innumerevoli transumanze che dalla pianura del Tavoliere delle Puglie andavano alle montagne dell’Abruzzo e del Molise (e viceversa).
Visitata Saepinum, iniziamo a salire passando accanto al complesso archeologico di San Pietro di Cantoni, area prima adibita al culto della dea Mefite e poi utilizzata come chiesa cristiana. Visibili sono i resti del tempio e della chiesa. Continuando a salire, si arriva ai resti de il Conventino, cenobio francescano dell’Ottocento. Successivamente si visita il villaggio sannita di Saipins, con le mura e tre porte ancora distinguibili. Superata l’antica città della popolazione preromana, si cammina fino al Casino Albanese, grossa casa di montagna e poi scendere fino al paese di Guardiaregia, con la sua chiesa di San Nicola. Tutto il percorso si sviluppa in ambienti naturali suggestivi, su piccoli tratti di strade asfaltate minori e sentieri di media montagna.

Lu 23: Colle Macchio (Guardiaregia)-Sella del Perrone (Guardiaregia)
16km - [+1171/-811]
Trasferendoci in auto dal paese di Guardiaregia in località Colle Macchio, iniziamo a camminare su una carrareccia che sale dolcemente prima in un bel bosco di cerri e roverelle e poi in una bella faggeta. Siamo nella Riserva Naturale e Oasi WWF di Guardiaregia-Campochiaro, la seconda più grande per estensione in Italia (3135 ettari).
Pian piano si sale e poi si scende da monte Mutria, il quale si caratterizza per la presenza di lussureggianti boschi, versanti scoscesi e rocciosi, una linea di cresta molto panoramica e un’ampia vetta separata da diverse groppe con piccole rocce affioranti. Grazie alla sua non elevata quota (1823 metri), la faggeta del versante molisano si arrampica fin quasi sulla cima, nei pressi della quale dà vita a un bosco nano con alberi che a stento raggiungono i due metri di altezza. Fra i tantissimi alberi presenti sul lato molisano, si contraddistinguono gli esemplari di faggio che danno vita ai cosiddetti “Tre frati”, piante dalla vita plurisecolare. Il più vecchio ha un’età stimata intorno ai 550 anni circa, i restanti fra i 250 e i 400. Molto caratterizzante è la leggenda che si è creta intorno a questi magnifici esemplari arborei. Arrivati a fine tappa, ci si sposta in auto al luogo di riposo.

Ma 24: Sella del Perrone (Guardiaregia)-Campitello Matese (San Massimo)
18 km - [+944/-776]
Torniamo a Sella del Perrone e camminiamo lungo il sentiero che attraversa un’altra parte dell’Oasi WWF di Guardiaregia-Campochiaro. In questa parte di territorio sono presenti diverse grotte, fra le più profonde d’Italia. Nel cammino si possono vedere l’ingresso di Cul di Bove (abisso che arriva a 913 metri di profondità e 3.9 km di sviluppo) e quelli di Pozzo della Neve (1048 metri di profondità e oltre 8 km di sviluppo). Ammirati gli ingressi degli abissi, continuiamo a camminare in una bella faggeta, posta alle pendici di Monte Porco. Usciti dal bosco, si iniziano ad alternare praterie d’alta quota e piccole macchie alberate, fino alla località Piano della Corte. Da qui iniziamo a salire su La Gallinola (1923 metri s.l.m.), seconda cima del viaggio. Il complesso montuoso si caratterizza per essere un monte roccioso e privo di vegetazione arborea, soprattutto nella parte più elevata, con un’estesa ed elegante cresta. Da questa montagna si può godere del panorama sul sottostante grande Lago del Matese e sugli adiacenti monti. Scesi dal monte, arriviamo, fra diversi pascoli e il più grande pianoro matesino, alla stazione sciistica per eccellenza del Molise: Campitello Matese.

Me 25: Campitello Matese (San Massimo)-Roccamandolfi
16km - [+763/-1383]
Scaliamo Monte Miletto e scendiamo fino a Roccamandolfi, paesino con un castello diruto e un bel centro storico. Monte Miletto, invece, è la sommità più elevata del Matese e svetta maestoso, con aspetto austero. Notevole è il panorama che si può godere dalla sua cima: dai laghi di Letino e Gallo Matese, alle cime più importanti dell’Appennino abruzzese, fino all’Abbazia di Montecassino. La parte sommitale di tale montagna è stata segnata notevolmente dall’ultima era glaciale. Nel versante di Roccamandolfi, imponente e selvaggio, fin dai 1200 metri si possono notare i segni dell’erosione dei ghiacci, fra ripide valli, canaloni, rocce a strapiombo, circhi glaciali, morene e pietraie. Spettacolare è la profonda valle del Fondacone, ove l’erosione ha dato vita a due speroni rocciosi molto caratteristici: i Campanarielli (dalla forma di piccole campane). Si presta a dar valore al posto il bosco circostante i due picchi.

Gi 26: Roccamandolfi-Basilica minore dell’Addolorata (Castelpetroso)
L'ultima tappa dà ulteriore bellezza al viaggio, sia nell’attraversare la forra del torrente Callora, sia nel salire su Colle di Mezzo (1426 metri) e su La Defenzola (1398 metri). La forra si caratterizza per cascate e pozze, mentre queste due modeste cime sono degli ulteriori balconi panoramici sul Molise e sulle aree limitrofe. Arrivati su Monte Patalecchia (1400 metri), si cammina sui luoghi in cui nel 1888 apparvero la Madonna Addolorata e il Cristo Morto a due pastorelle. Quasi ai suoi piedi, si visita il bellissimo santuario neogotico di Castelpetroso, costruito a seguito dell’evento mistico-religioso.

Ve 27: Isernia
Mezza giornata di relax nella città di Isernia e partenza per le proprie destinazioni.
Città ricchissima di storia, Isernia è posizionata su un colle in mezzo a una corona di montagne. Abitata fin da 700.000 anni fa, il secondo capoluogo molisano è stato abitato dai sanniti e poi colonizzato dai romani per giungere fino ai giorni nostri. Per tale motivo, sono tante le testimonianze archeologiche che si possono incontrare nel suo centro storico. Inoltre, diverse sono i palazzi e le chiese dei secoli successivi. Oltre al ricco centro storico, si visita il Museo del Paleolitico, ove v’è uno dei primi insediamenti dell’Homo Erectus in Europa. L’area di abitazione umana è caratterizzata anche dai resti di animali ormai scomparsi dal Vecchio Continente (elefanti, rinoceronti e ippopotami).

Inizio viaggio:

sabato 21 alle 17.00 a Bojano.
DA NORD: arrivare in treno fino alla stazione ferroviaria di Roma Termini, per poi prendere il treno “regionale” da Roma Termini a Campobasso e scendere a Bojano.
Oppure arrivare in treno alla stazione ferroviaria di Roma Tiburtina, trasferirsi all’adiacente Stazione Autobus “Roma Tiburtina” e prendere l’autobus della compagnia locale “ATM” per Campobasso e scendere a Bojano.

DA SUD: arrivare in treno fino alla stazione ferroviaria di Napoli Stazione Centrale (Piazza Garibaldi), per poi prendere il treno “regionale” da Napoli Centrale (Piazza Garibaldi) a Campobasso e scendere a Bojano.
Oppure trasferirsi alla Stazione Autobus “Napoli Centrale – Terminal Bus” (adiacente alla stazione ferroviaria di Napoli Centrale) e prendere l’autobus della compagnia locale “SATI” per Campobasso e scendere a Bojano.


Fine viaggio:

venerdì 27 alle ore 13.00 ad Isernia.

Qui si trova la stazione ferroviaria e quella degli autobus, quindi è possibile ripartire anche prima dell'orario stabilito.


Cammino:

I percorsi sono differenti e vanno da mulattiere a carrarecce, ampie e di facile percorrenza, spesso in fondo sterrato o erboso o sassoso.
Altri sentieri sono di montagna, stretti e con fondo misto (sterrato e pietre). A volte si cammina su prati, nei boschi e/o su ampie creste panoramiche. Raramente si cammina su asfalto.


Notti:

B&B, affittacamere, agriturismo e hotel. Possibilità di avere camere singole (con un supplemento), doppie e matrimoniali.


Pasti:

pranzi al sacco, cene in ristoranti e agriturismi tipici.


Sapori tipici:

tartufi, salumi, formaggi freschi e stagionati, olio di oliva extravergine. Possibilità di pasti vegetariani e vegani.


Difficoltà:

3+ su 4. Viaggio itinerante con trasporto bagaglio. Si cammina 5/6 ore al dì, escluse le soste, presenza di salite e discese faticose e di tratti in piano. In particolar modo nella tappa Campitello Matese-Roccamandolfi vi sono tratti molto impegnativi, che richiedono un'adeguata preparazione. Il trekking è accessibile a persone adeguatamente allenate e abituate alla camminata, alla montagna e, quindi, alle lunghe ascese e discese.


Note:

Il percorso e gli alloggi possono subire modifiche, in base alle condizioni atmosferiche o alle necessità del momento.

Quanta storia ha visto passare il massiccio del Matese. E quanta bellezza è adagiata sulle sue pendici. E che natura e che paesaggi e che cibo. Val la pena percorrere i suoi tanti sentieri.
Abitato dall’uomo fin dalle epoche più remote, il complesso montuoso appenninico fa da confine tra il Molise e la Campania. Nonostante superi i 2000 metri di quota, più che barriera è sempre stato via di comunicazione fra le due regioni.
I sanniti vi hanno abitato e costruito città e templi, lottando e resistendo a lungo alla conquista di Roma.
Alla fine hanno ceduto ai romani, che vi hanno costruito la bellissima città di Saepinum, tutt’ora in piedi e visitabile.
Il Matese è ricco di rigogliosi boschi, con esemplari di alto fusto. In una delle sue foreste vi abitano anche tre frati, faggi plurisecolari, lasciati crescere ad imperitura memoria per scongiurare altri furti di bestiame.
Nel suo ventre appare e ricompare, come per magia, l’acqua che abbondantissima si accumula. La nostra preziosa sorella dà vita a profonde grotte, a doline, a forre e a polje per via della natura carsica del massiccio.
I suoi anfratti hanno ospitato masse di briganti, i quali hanno combattuto l’unità italiana. Tante sono le storie, i personaggi e i luoghi significativi sul fenomeno del brigantaggio.
Da secoli i suoi pascoli sono frequentati dagli animali domestici, che in passato praticavano la transumanza. I pastori hanno dato vita a prodotti caseari e a salumi da far leccare i baffi: caciocavalli, trecce, mozzarelle, soppressate, salsicce, capicollo e tanto altro.
Il Matese è questo e molto di più. Vi aspetta per farsi scoprire.

Quota: 245 da versare all'associazione (per segreteria, organizzazione, guida).

Spese previste: 370 euro per mangiare, dormire, transfert e trasporto bagagli. Per chi vuole la camera singola supplemento di 30 euro.

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