[51] Date viaggio: 03 nov 2018 - 04 nov 2018

Il Cuore verde di Como

Parco della Spina Verde

Io mi rammento ancora della prima gita che feci al Lago di Como, in una giornata soffocante di luglio, dopo una di quelle estati di lavoro e di orizzonti afosi che vi mettono in corpo la smania del verde e dei monti. La prima torre sgangherata che scorsi in cima alla montagna posta a guardia del lago mi si stampò dinanzi agli occhi come un faro di pace, di riposo, di freschi orizzonti. ”

(I dintorni di Milano – Giovanni Verga)  Milano e i suoi dintorni

Un cammino che abbraccia un vasto tratto del Parco Spina Verde, spaziando dai suoi gioielli storici quali la Linea di Difesa alla  Frontiera  Nord  verso  la  Svizzera  (erroneamente chiamata Linea Cadorna) con le sue trincee, ricoveri in caverna e vecchie strade militari, a quelli più prettamente naturalistici e paesaggistici. Un fine settimana alla scoperta del paleo-­‐alveo dell’Adda, dei grandi massi erratici abbandonati dai ghiacciai, dei resti archeologici dell’abitato proto-­‐storico di Como risalenti alla civiltà di Golasecca, delle antiche cave  di  arenaria  utilizzate  fino  al  secolo scorso, di una rana rossa unica al mondo (endemica e protetta), delle sorgenti del Fiume Seveso e tanto altro.

Sa 3: Monte Olimpino – Ponte Chiasso. Tra Italia e Svizzera
circa 19 km – 6 h [+/-­‐300m]
Ritrovo in Piazza Camerlata per transfer bagagli. Si raggiunge con autobus urbano Monte Olimpino (305m) dove in corrispondenza del cimitero inizia il cammino lungo il sentiero 12 di Porta Sasso che ci porterà ad affrontare la parete in roccia dove sono state riqualificate le gallerie della 1a  Guerra Mondiale. Proseguendo sul percorso avremo l’emozione di attraversare il ponte tibetano. Continueremo a salire fino al Ridotto di Monte Sasso (526 m) e da lì al Pin Umbrela (570 m) con panoramica sul lago, quindi al Sasso di Cavallasca, da cui la vista spazia verso sud. Si attraversa da est a ovest il Parco, passando per le sorgenti del Seveso (478 m) e
l'area umida di Parè (439 m) raggiungendo il confine tra Italia e Svizzera. Si "sconfina" al Bosco del Penz (il punto più a Sud della Svizzera) per visitare il sito del Fungiat e il punto panoramico Dosso Pallanza (540 m). Si scende per il sentiero confinale italiano fino a Ponte Chiasso tramite la Scala del Paradiso, costruita per il controllo del confine nell’800. Ritorno in Piazza Camerlata con bus di linea. Salita a piedi  all'Eco  Ostello Cascina Respaù (393 m) o con bus navetta. Cena e notte all’ostello.

Do 4: Monte Croce
[+/-­‐150m]
Colazione in ostello; discesa in Piazza Camerlata per prendere il bus fino a Prestino, dove inizia il percorso di visita ai siti archeologici, poi salita al Monte Croce (520 m) per godere di splendidi panorami sul Lago di Como. Qui si pranza al sacco, quindi si rientra all’ostello e si recuperano i bagagli; durante la discesa visita alla Cava di Camerlata ed al Castello Baradello. Fine visite per metà pomeriggio.

Inizio viaggio:

Sabato 3 novembre ore 08.45 in Piazza Camerlata.
Per raggiungere il luogo con mezzi pubblici.
• autobus urbano di Como (fermata piazza Camerlata)
• stazione dei treni Como Nord Camerlata sulla linea Milano-­‐Saronno-­‐Como (Gestore Ferrovie Nord)
•  treni diretti da Milano Nord Cadorna. Treno 07.40 da Milano Cadorna con arrivo 08.32 Como Nord Camerlata. Stazione dei treni Albate-­‐Camerlata sulla linea Milano-­‐Chiasso (Gestore RFI): treni diretti da Milano Porta Garibaldi.
•  Per raggiungere il luogo in auto:
autostrada A9, uscita Como Sud, direzione Como. Proseguire fino alla piazza Camerlata con la caratteristica fontana a cerchi e parcheggiare. Parcheggio presso l’Autosilo Val Mulini a circa 600m dalla piazza.


Fine viaggio:

Domenica 4 novembre ore 17 circa in Piazza Camerlata. Treni per Milano frequenti dalle due stazioni Como Nord
Camerlata e Albate-­Camerlata.


Cammino:

sentieri e strade militari, con dislivelli contenuti, senza difficoltà tecniche, ma con tratti ripidi.


Notti:

Disponibili 2 camere da 4 posti con bagno privato – 1 camerata con 8 letti a castello e 2 bagni con 5 docce – 1 camerata con 12 letti a castello e 2 bagni con 2 docce.


Pasti:

Colazione fornita dall’Ostello, pranzi al sacco (o eventualmente anche presso strutture aperte), cene presso l’Ostello.


Sapori tipici:

Prodotti biologici ed a filiera corta con piatti della cucina tradizionale lariana e di stagione.


Difficoltà:

1 su 4. Si tratta di un viaggio molto breve e facile dove si cammina portando uno zainetto con solo il necessario giornaliero. Per tutti! Per non perdere dopo la bella stagione l'abitudine al cammino.


Note:

Il percorso e gli alloggi possono subire modifiche, in base alle condizioni atmosferiche o alle necessità del momento.

Il Parco Regionale Spina Verde ha una caratteristica unica nel suo genere: è un parco di confine e per questo motivo permangono sul suo territorio alcuni manufatti singolari, costruiti proprio per “difendere” il territorio italiano.
Il nostro viaggio ci porterà a fiancheggiare la “ramina” (il nome di uso comune, da “rame”, deriva dal fatto che è una rete metallica) ed attraversare la linea di confine Italia / Svizzera.
La storia della “ramina” è piuttosto sconosciuta. Sembra che l’idea di posare uno sbarramento fisso lungo il confine sia sorta sul finire del XIX secolo: i primi tratti della rete vennero costruiti nel 1890 nella regione di Pizzamiglio e poi da lì estesa, per contrastare l’ultimo genio dei contrabbandieri: il cane contrabbandiere. Si trattava di robusti esemplari addestrati a compiere un determinato tragitto fra la Svizzera e l’Italia, sulla groppa dei quali era sistemato un involto del peso variabile fra 5 e 10 kg. Grazie a una relazione del 1884 sui danni arrecati dal contrabbando all’agricoltura si veniva a sapere: “Chi è quel comasco che non abbia visto per anni di seguito la ferrovia del Gottardo imbarcare giornalmente per Chiasso alla corsa delle 3 pom. grosse mute di cani tenute al guinzaglio da canottieri male in arnese e destinate a sconfinare nella notte successiva (...).”
La «vera ramina» fu voluta dal ministro delle Finanze italiano Giovanni Giolitti nel 1926: non è una demarcazione del confine, ma una “barriera fiscale italiana”: essa sorge tutta all’interno del territorio Italiano, ed è infatti possibile notare come il vero confine di Stato, segnalato con bassi cippi di pietra, sia anche 5-15 metri oltre la stessa. Nata per impedire il contrabbando, era perfino munita di campanelli, in modo che se veniva toccata, questi immediatamente suonavano dando l’allarme alla Guardia di Finanza. Oggi è ancora visibile ma dappertutto è piena di buchi creati dai contrabbandieri e dai clandestini.
I traffici riguardarono beni come il tabacco, il caffè e lo zucchero che in Italia erano gravati di dazi o sottoposti a regime di monopolio. Le merci erano acquistate dai rivenditori svizzeri e trasportate a spalla nelle cosiddette bricolle (sorta di zaini parallelepipedi in tela di juta), lungo faticose e impervie vie, di notte per sfuggire al controllo dei finanzieri.
Nel tessuto socioeconomico delle regioni di frontiera la figura dello «spallone» godeva di grande prestigio sociale ed era contornata da un alone romantico.
Nel corso del tempo la frontiera tra Italia e Svizzera ha assunto funzioni e significati diversi, mantenendo però sempre un alto grado di permeabilità per uomini e merci, agendo come luogo dinamico di congiunzione e scambio.
Altra opera rientrante in quest’ottica è la Scala del Paradiso, costruita alla fine dell’ottocento per favorire il controllo del confine da parte della Guardia di Finanza, che paradossalmente ha finito per essere una “infrastruttura” a servizio di chi, illecitamente, ha contrabbandato beni di diverso genere tra Svizzera e Italia negli anni 50-70 del secolo scorso.

Quota di partecipazione: € 75 da versare all'associazione (per segreteria, organizzazione, guida).
Spese previste: € 70, da portare con sé per mangiare e dormire. Sono calcolate accuratamente, tuttavia suscettibili di piccole variazioni in più o meno legate a variazione prezzi e al comportamento del gruppo.

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