[31] Date viaggio: 21 lug 2017 - 23 lug 2017

  • Senza zaino
  • Base fissa

Il Lago e il Vulcano

Maremma laziale

Le acque tranquille di un lago riflettono le bellezze che lo circondano; quando la mente è serena, la bellezza dell’io si riflette in essa.
Bsk Iyengar

Un weekend di tre giorni ricco di attività in natura e fresche visite guidate in ambiente acquatico.
Tre giorni per scoprire alcuni dei luoghi più pittoreschi dell'Alto Lazio: tra boschi e foreste, laghi vulcanici e antiche caldere, un’immersione nel vero senso del termine tra natura e misteri etruschi.

Ve 21: escursione nella caldera del vulcano -  Aquatrek
5h - 8km - [+/- 100]
Nella mattinata passeggiata di scoperta tra boschi di faggio, campagne coltivate e pascoli di pecore fino ai bordi della caldera dell’antico vulcano che attualmente ospita il lago e sulle cui pendici si trovano i due paesi di Latera e Valentano. Nel pomeriggio scendiamo nella conca del lago di Mezzano, sul quale si affaccia l’agriturismo. Il lago è Zona di protezione Speciale (ZPS) e Sito di Importanza Comunitaria (SIC) per le straordinarie caratteristiche ambientali che presenta. Si tratta di uno specchio di dimensioni ridotte (meno di un chilometro di diametro), la cui acqua è sempre di temperatura gradevole in quanto di origine idrotermale, circondato da un bosco misto che impedisce la visita a piedi. Nel lago, a poca distanza dalla riva, è stato scoperto un sito preistorico (neolitico) di palafitte, i cui pali sono ancora conficcati sotto il livello attuale dell’acqua E’ possibile visitare il lago soltanto dall’interno, e sullo stesso è vietata la navigazione a motore. Con l’aiuto dei giubbotti salvagente, che ci permettono di rilassarci, non stancarci e ci permettono la visita in sicurezza anche a chi non sa nuotare. Con l’Aquatrek andiamo alla ricerca degli animali e della vegetazione, scoprendo gli adattamenti necessari a questo ambiente unico.

Sa 22: Escursione intorno al Lago di Bolsena.
6 h –  11 km
Il Lago di Bolsena è il più grande lago vulcanico d’Europa ed un interessante crocevia di civiltà e culture antiche. Da molti indicato quale “Fanum Voltumnae”, il centro religioso che una volta l’anno vedeva la riunione di tutti i popoli etruschi, ha peculiarità curiose, uniche nel panorama naturalistico italiano. Due isole caratterizzano lo specchio d’acqua, Bisentina e Martana, di cui la prima ancora avvolta dal mistero etrusco; il lago è profondo oltre 150 metri al centro e di forma conica, le sue sponde sono ricche di graziose spiaggette sulle quali prendere il sole e fare il bagno, rinfrescandosi durante le escursioni di scoperta del territorio. Valentano, di cui visitiamo il museo archeologico, Marta e Capodimonte, sui bordi del lago, saranno le mete della giornata.
Dopo cena passeggiata al chiaro di stelle.

Do 23:
Tubing nel lago
Una modalità nuova, divertente e adatta a tutti di visitare il lago, utilizzando i tubes, camere d’aria con un fondo di rete che con la pagaia che permettono di muoversi agevolmente sull’acqua. Non è necessario fare alcun corso ed è utilizzabile in autonomia da chiunque a partire dai 6/7 anni di età, senza rischi; i bambini più piccoli possono essere trasportati dai genitori. L’esperienza oltre ad essere divertente permette di inoltrarsi nello specchio d’acqua in luoghi diversi rispetto alla visita con l’Aquatrek.
Nel primo pomeriggio, saluti e partenza.

Inizio viaggio:

Venerdì 21 a Mezzano in agriturismo, ore 10.00.
L'agriturismo è facilmente raggiungibile in auto, ma è necessario precorrere una strada sterrata in buone condizioni per circa 2 chilometri.


Fine viaggio:

Domenica 23 alle ore 15.00 al lago di Mezzano.


Cammino:

Sentieri nel bosco, strade sterrate, strade asfaltate a bassissima intensità di traffico, senza difficoltà tecniche. Non è necessario allenamento.


Notti:

Agriturismo con camere doppie e multiple, bagni in camera.
Supplemento singola.


Pasti:

Pranzi al sacco, cene e colazioni in agriturismo


Sapori tipici:

Bichi, gnocchi e pappardelle fatti in casa all'ajone o con ragù bianco di cinghiale o di anatra, cinghiale a bujone, salumi e formaggi della zona, formaggio di pecora, prodotti dell’orto. Possibilità di menù per vegetariani e per celiaci.


Difficoltà:

1 su 4. Si tratta di un viaggio a base fissa senza zaino e dislivelli contenuti. Le attività in acqua sono accessibili a chiunque, senza necessità di saper nuotare; verranno forniti i presidi di sicurezza necessari.


Note:

ll percorso può subire modifiche, in base alle condizioni atmosferiche o alle necessità del momento.

il "Sentiero dei Briganti "  ci porterà fino al lago di Mezzano e molte sono le leggende che si narrano su queste strade , che un tempo pullulavano di briganti , territorio del leggendario Tiburzi.
Domenico Tiburzi (Cellere, 28 maggio 1836 – Capalbio, 24 ottobre 1896) è stato un brigante italiano.
Nacque da Nicola Tiburzi e Lucia Attili. Chiamato da tutti "Domenichino", fu il più famoso brigante della Maremma, divenuto una leggenda tra gli abitanti della provincia di Grosseto.
Rappresenta un esempio di criminalità nata come risposta alle ingiustizie della società. Dai grandi proprietari pretendeva la "tassa del brigantaggio" e in cambio garantiva protezione agli stessi proprietari terrieri (praticamente un pizzo).
Divenne un eroe popolare, il brigante buono e soccorrevole che uccideva "perché fosse rispettato il comando di non uccidere". Eliminò, infatti, molti briganti che si erano distinti per la loro prepotenza e cattiveria, quando capì che non sarebbe riuscito con la persuasione a ridurli a più miti comportamenti. Egli distingueva bene la legge dalla giustizia e lui stesso si era nominato protettore della giustizia anche contro la legge dello stato.
Si sposò con Veronica dell'Aia che gli dette due figli.
Nello stesso periodo si affacciò alla ribalta del brigantaggio Domenico Biagini di Farnese (detto "il curato" perché molto credente), con il quale Tiburzi strinse un duraturo patto di alleanza. Si unirono a loro David Biscarini e Vincenzo Pastorini, tutto mentre sulla testa del Tiburzi pendeva una taglia di diecimila lire.
Il Biscarini divenne capo della banda, anche se per poco, dato che nel 1877 fu ucciso dai carabinieri. Da lì in poi, le redini della banda passarono nelle mani di "Domenichino", che accolse nel gruppo Giuseppe Basili (detto "Basiletto").
Basili e Pastorini furono uccisi da Tiburzi, il primo perché commetteva continue estorsioni ai danni dei mercanti e crudeli bravate, il secondo perché lo metteva sempre in ridicolo raccontando della sua fuga in mutande dalla grotta nella quale fu colpito il Biscarini. Pastorini fu ucciso in un duello sull'aia, fulminato dalla doppietta di Tiburzi.
Nel marzo del 1883 nelle vicinanze di Farnese, goloso dell'ammontare della taglia, Antonio Vestri, boscaiolo, condusse i carabinieri presso il rifugio dei briganti, che riuscirono a fuggire. Dopo qualche tempo il boscaiolo era cadavere. Biagini gli sparò addosso una schioppettata e Tiburzi, per aggiunta, lo sgozzò; al che Biagini, per non essere da meno, sventrò col suo pugnale i due muli con i quali il Vestri trasportava la legna appena raccolta nel Lamone.
Nel 1888, Tiburzi uccise Raffaele Pecorelli, colpevole di aver rubato un maiale al nipote Nicola. Il compare Biagini cadde sotto i colpi dei carabinieri, in un agguato nella macchia di Gricciano, sul Fiora. Era il 6 agosto 1889: il vecchio bandito aveva ormai 53 anni e da venti viveva alla macchia. Ma Domenichino non si scoraggiò e nel 1889 indusse Luciano Fioravanti, nipote del Biagini, (affinché fosse degno di entrare nelle grazie del "Livellatore") ad uccidere un certo Luigi Bettinelli (detto "il Principino"), sgradito a Domenichino, perché era violento con le donne. Inoltre tra i suoi omicidi i più numerosi sono contro gregari che non stavano alle regole, o contro spie, o contro chi commetteva rapine in suo nome offuscandone l'immagine (tipo un certo capraio di Terracina perché rapinava a nome suo).
Da "bravo" brigante era diventato un Robin Hood dei tempi nostri, aveva istituito una tassa sul brigantaggio cui dovevano corrispondere i nobili ed i ricchi possidenti terrieri che tenevano in pugno l'economia agricola della zona; per gli insolventi la punizione era l'incendio, tipico mezzo di reazione antipadronale dei braccianti maremmani.
Del denaro ricavato il Tiburzi ne donava una parte ai familiari dei meritevoli briganti uccisi e con un'altra pagava il sostentamento per i più poveri e per i contadini e gli artigiani che non riuscivano a sbarcare il lunario. D'altronde aveva uno spirito umanitario, anche se un po' particolare.
Il suo ultimo omicidio fu quello di Raffaele Gabrielli, fattore del marchese Guglielmi, il 22 giugno 1890 nelle campagne di Montalto di Castro perché non aveva avvertito i briganti che ci sarebbe stata una perlustrazione dei carabinieri, nella quale poi rimase ucciso lo stesso Biagini. Il Tiburzi ed il Fioravanti uscirono dalla macchia e chiamarono ad alta voce il fattore che stava facendo colazione insieme ai mietitori e ai suoi collaboratori. Portato a pochi metri di distanza il Tiburzi gli sparò alla testa sotto lo sguardo atterrito dei mietitori.
Nel 1893 il Governo, presieduto da Giovanni Giolitti, ordinò alle autorità di intervenire energicamente per la cattura di tutti i briganti. In una retata ne furono presi oltre 150, processati poi a Viterbo, ma Tiburzi sfuggì continuando a fare il brigante.
In breve tempo furono effettuati molti arresti che coinvolgevano persone di ogni ceto sociale: nobili, contadini, pastori, tutti accusati di associazione a delinquere per aver sottratto i latitanti alle perlustrazioni dei carabinieri e quindi contribuito a creare quell'invulnerabile muro di omertà che avvolgeva e proteggeva i briganti della Maremma. Ma i più erano contadini e pastori, alle cui famiglie venne a mancare, con il loro arresto, l'unico mezzo di sostentamento.
Giolitti stesso si indignò per la situazione venutasi a creare in Maremma.
L'azione delle forze dell'ordine portò il brigantaggio maremmano, e Tiburzi in particolare, agli onori della popolarità nazionale e da quel momento la caccia al bandito divenne serrata e spietata.
Nel 1896, presso Capalbio, fu ucciso dopo 24 anni di latitanza dai militari del capitano Michele Giacheri, ufficiale dotato di grande esperienza nel settore. Non a caso il regno di Tiburzi durò molto a lungo, grazie proprio agli equilibri che era riuscito a stabilire con i potentati locali, evitando accuratamente di scontrarsi con la polizia ("figli di mamma" come li chiamava lui) e tutelando gli interessi di determinati possidenti, a cui garantiva protezione non solo dagli altri briganti, ma anche da ogni altro genere di problemi, dietro un regolare compenso, come fosse una paga, un premio assicurativo o una tassa sulla salute

Quota di partecipazione: € 120 da versare all'associazione (per segreteria, organizzazione, guida).
Spese previste: € 100 da portare con sé per mangiare e dormire. Sono calcolate accuratamente, tuttavia suscettibili di piccole variazioni in più o meno legate a variazione prezzi e al comportamento del gruppo

Info prenotazione

Nonostante la bellezza del viaggio non sei ancora convinto? Ti servono ulteriori info per prenotare? Nessun problema!
Invia la tua richiesta attraverso questo modulo.


Nome *

Cognome *

Email *

Note

I dati forniti saranno utilizzati esclusivamente per l'uso richiesto dall'utente, e secondo le leggi in vigore, non saranno ceduti a terzi. Premendo "Autorizzo", l'utente garantisce la veridicità dei dati forniti e presta il proprio consenso all'uso dei dati sopra raccolti come indicato. Dichiara inoltre di aver preso visione delle informazioni che seguono:i responsabili del sito dichiarano che, in conformità con l'art. 13 Legge 196/2003, i dati vengono raccolti al fine di fornire le informazioni richieste; l'utente gode dei diritti di cui all'art. 13 Legge 196/2003

Autorizzo

Codice di controllo captcha

Info prenotazione