[25] Date viaggio: 06 lug 2018 - 08 lug 2018

  • Senza zaino
  • Base fissa

Il Lago e il Vulcano

Maremma laziale

Le acque tranquille di un lago riflettono le bellezze che lo circondano; quando la mente è serena, la bellezza dell’io si riflette in essa.
Bsk Iyengar

Un weekend di tre giorni ricco di attività in natura e fresche visite guidate in ambiente acquatico. Uno dei più belli e sconosciuti specchi d’acqua vulcanici ci accoglie nella sua verde conca, alla scoperta dei suoi dintorni, tra boschi e foreste, laghi vulcanici e antiche caldere, sarà un’immersione nel vero senso del termine, tra natura e misteri etruschi. Una vacanza dove le scoperte non sono solo fuori dall’acqua, infatti utilizziamo anche i tubes, camere d’aria guidate con la pagaia, esploriamo così lo specchio d’acqua in tutti i suoi anfratti, e non è necessario saper nuotare. Avremo infatti giubbotto salvagente omologato, che ci permetterà di goderci in relax e senza sforzo la visita sopra e sotto l’acqua.
Un'escursione di una giornata ci porta da Mezzano a Marta, sul lago di Bolsena, splendido paesino di pescatori, attraverso Capodimonte e le sue bellissime spiagge sulla riva del più grande lago vulcanico d’Europa, luogo sacro di incontro dei popoli etruschi. La visita al museo di Valentano, una raccolta di reperti dalla preistoria al rinascimento, dalle zanne di mammuth agli archi fatti a mano, ci racconta la storia incredibile di questo piccolo spicchio di Tuscia.

Ve 6: Benvenuti allo Specchio delle Fate
4h - [+/- 0, facile]
Visitiamo il paesino di Valentano, andando fino al belvedere dove si apre la vista sul Lago di Bolsena e il suo museo della Preistoria. Ci trasferiamo quindi subito all’agriturismo, sistemandoci nelle camere. Gonfieremo i tubes e subito nell’acqua alla scoperta del lago e delle sue coste boscose.
Dopo cena facciamo un'escursione notturna nei dintorni del lago, tra le stelle e le lucciole.

Sa 7: Dal Lago a fiume
8h - [+/- 100, facile] - circa 10/12 km
Scendiamo nei canyon che sono stati scavati dal fiume sacro degli etruschi, la Fiora, alla scoperta degli eremi millenari che sono stati ricavati nella roccia a mano dagli stessi etruschi se non addirittura da popoli precedenti e poi utilizzati come luoghi di preghiera anche dalla religione cristiana. Pranzo al sacco sul fiume con bagno rinfrescante.

Do 8: Dentro il vulcano
6h - [+/- 0, medio]
Una visita tutta particolare del più grande lago vulcanico d’Europa. Da dentro! Trasferimento a Capodimonte, di fronte all’Isola Bisentina, probabilmente sede delle più grandi riunioni dei popoli etruschi, il Fanum Voltumnae, ricercato da tutti gli archeologi e mai trovato. Con i giubbotti salvagente e le maschere granfacciali alla scoperta delle rive del lago e sotto il pelo dell’acqua, alla ricerca del suo mondo sommerso: molti pesci, le famose ostriche di lago, i lucci, i superpredatori delle acque dolci…pranzo sul lago e nel pomeriggio visita al paesino.

Inizio viaggio:

 

venerdì 6, appuntamento a Valentano alle 10.00.

 


Fine viaggio:

domenica 8 alle ore 16.00 a Capodimonte


Cammino:

 

Sentieri nella macchia e nei canyon tufacei, visite nuotate e tubing nel lago di Mezzano e di Bolsena, visite a paesi, Museo della Preistoria di Valentano, escursione notturna. Escursioni facili.

 


Notti:

Agriturismo con camere doppie e multiple, bagni in camera.
Supplemento singola.


Pasti:

Pranzi al sacco, cene e colazioni in agriturismo


Sapori tipici:

Bichi, gnocchi e pappardelle fatti in casa all'ajone o con ragù bianco di cinghiale o di anatra, cinghiale a bujone, salumi e formaggi della zona, formaggio di pecora, prodotti dell’orto. Possibilità di menù per vegetariani e per celiaci.


Difficoltà:

1 su 4. Si tratta di un viaggio a base fissa senza zaino e dislivelli contenuti. Le attività in acqua sono accessibili a chiunque, senza necessità di saper nuotare; verranno forniti i presidi di sicurezza necessari.


Note:

ll percorso può subire modifiche, in base alle condizioni atmosferiche o alle necessità del momento.

il "Sentiero dei Briganti "  ci porterà fino al lago di Mezzano e molte sono le leggende che si narrano su queste strade , che un tempo pullulavano di briganti , territorio del leggendario Tiburzi.
Domenico Tiburzi (Cellere, 28 maggio 1836 – Capalbio, 24 ottobre 1896) è stato un brigante italiano.
Nacque da Nicola Tiburzi e Lucia Attili. Chiamato da tutti "Domenichino", fu il più famoso brigante della Maremma, divenuto una leggenda tra gli abitanti della provincia di Grosseto.
Rappresenta un esempio di criminalità nata come risposta alle ingiustizie della società. Dai grandi proprietari pretendeva la "tassa del brigantaggio" e in cambio garantiva protezione agli stessi proprietari terrieri (praticamente un pizzo).
Divenne un eroe popolare, il brigante buono e soccorrevole che uccideva "perché fosse rispettato il comando di non uccidere". Eliminò, infatti, molti briganti che si erano distinti per la loro prepotenza e cattiveria, quando capì che non sarebbe riuscito con la persuasione a ridurli a più miti comportamenti. Egli distingueva bene la legge dalla giustizia e lui stesso si era nominato protettore della giustizia anche contro la legge dello stato.
Si sposò con Veronica dell'Aia che gli dette due figli.
Nello stesso periodo si affacciò alla ribalta del brigantaggio Domenico Biagini di Farnese (detto "il curato" perché molto credente), con il quale Tiburzi strinse un duraturo patto di alleanza. Si unirono a loro David Biscarini e Vincenzo Pastorini, tutto mentre sulla testa del Tiburzi pendeva una taglia di diecimila lire.
Il Biscarini divenne capo della banda, anche se per poco, dato che nel 1877 fu ucciso dai carabinieri. Da lì in poi, le redini della banda passarono nelle mani di "Domenichino", che accolse nel gruppo Giuseppe Basili (detto "Basiletto").
Basili e Pastorini furono uccisi da Tiburzi, il primo perché commetteva continue estorsioni ai danni dei mercanti e crudeli bravate, il secondo perché lo metteva sempre in ridicolo raccontando della sua fuga in mutande dalla grotta nella quale fu colpito il Biscarini. Pastorini fu ucciso in un duello sull'aia, fulminato dalla doppietta di Tiburzi.
Nel marzo del 1883 nelle vicinanze di Farnese, goloso dell'ammontare della taglia, Antonio Vestri, boscaiolo, condusse i carabinieri presso il rifugio dei briganti, che riuscirono a fuggire. Dopo qualche tempo il boscaiolo era cadavere. Biagini gli sparò addosso una schioppettata e Tiburzi, per aggiunta, lo sgozzò; al che Biagini, per non essere da meno, sventrò col suo pugnale i due muli con i quali il Vestri trasportava la legna appena raccolta nel Lamone.
Nel 1888, Tiburzi uccise Raffaele Pecorelli, colpevole di aver rubato un maiale al nipote Nicola. Il compare Biagini cadde sotto i colpi dei carabinieri, in un agguato nella macchia di Gricciano, sul Fiora. Era il 6 agosto 1889: il vecchio bandito aveva ormai 53 anni e da venti viveva alla macchia. Ma Domenichino non si scoraggiò e nel 1889 indusse Luciano Fioravanti, nipote del Biagini, (affinché fosse degno di entrare nelle grazie del "Livellatore") ad uccidere un certo Luigi Bettinelli (detto "il Principino"), sgradito a Domenichino, perché era violento con le donne. Inoltre tra i suoi omicidi i più numerosi sono contro gregari che non stavano alle regole, o contro spie, o contro chi commetteva rapine in suo nome offuscandone l'immagine (tipo un certo capraio di Terracina perché rapinava a nome suo).
Da "bravo" brigante era diventato un Robin Hood dei tempi nostri, aveva istituito una tassa sul brigantaggio cui dovevano corrispondere i nobili ed i ricchi possidenti terrieri che tenevano in pugno l'economia agricola della zona; per gli insolventi la punizione era l'incendio, tipico mezzo di reazione antipadronale dei braccianti maremmani.
Del denaro ricavato il Tiburzi ne donava una parte ai familiari dei meritevoli briganti uccisi e con un'altra pagava il sostentamento per i più poveri e per i contadini e gli artigiani che non riuscivano a sbarcare il lunario. D'altronde aveva uno spirito umanitario, anche se un po' particolare.
Il suo ultimo omicidio fu quello di Raffaele Gabrielli, fattore del marchese Guglielmi, il 22 giugno 1890 nelle campagne di Montalto di Castro perché non aveva avvertito i briganti che ci sarebbe stata una perlustrazione dei carabinieri, nella quale poi rimase ucciso lo stesso Biagini. Il Tiburzi ed il Fioravanti uscirono dalla macchia e chiamarono ad alta voce il fattore che stava facendo colazione insieme ai mietitori e ai suoi collaboratori. Portato a pochi metri di distanza il Tiburzi gli sparò alla testa sotto lo sguardo atterrito dei mietitori.
Nel 1893 il Governo, presieduto da Giovanni Giolitti, ordinò alle autorità di intervenire energicamente per la cattura di tutti i briganti. In una retata ne furono presi oltre 150, processati poi a Viterbo, ma Tiburzi sfuggì continuando a fare il brigante.
In breve tempo furono effettuati molti arresti che coinvolgevano persone di ogni ceto sociale: nobili, contadini, pastori, tutti accusati di associazione a delinquere per aver sottratto i latitanti alle perlustrazioni dei carabinieri e quindi contribuito a creare quell'invulnerabile muro di omertà che avvolgeva e proteggeva i briganti della Maremma. Ma i più erano contadini e pastori, alle cui famiglie venne a mancare, con il loro arresto, l'unico mezzo di sostentamento.
Giolitti stesso si indignò per la situazione venutasi a creare in Maremma.
L'azione delle forze dell'ordine portò il brigantaggio maremmano, e Tiburzi in particolare, agli onori della popolarità nazionale e da quel momento la caccia al bandito divenne serrata e spietata.
Nel 1896, presso Capalbio, fu ucciso dopo 24 anni di latitanza dai militari del capitano Michele Giacheri, ufficiale dotato di grande esperienza nel settore. Non a caso il regno di Tiburzi durò molto a lungo, grazie proprio agli equilibri che era riuscito a stabilire con i potentati locali, evitando accuratamente di scontrarsi con la polizia ("figli di mamma" come li chiamava lui) e tutelando gli interessi di determinati possidenti, a cui garantiva protezione non solo dagli altri briganti, ma anche da ogni altro genere di problemi, dietro un regolare compenso, come fosse una paga, un premio assicurativo o una tassa sulla salute

Quota di partecipazione: € 120 da versare all'associazione (per segreteria, organizzazione, guida).
Spese previste: € 100 da portare con sé per mangiare e dormire. Sono calcolate accuratamente, tuttavia suscettibili di piccole variazioni in più o meno legate a variazione prezzi e al comportamento del gruppo

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