[18] Date viaggio: 20 mag 2017 - 26 mag 2017

Come un Viandante Medievale

Francigena da Viterbo a Roma

La vera casa dell’uomo non è una casa, è la strada. La vita stessa è un viaggio da fare a piedi.
Bruce Chatwin

Ogni viandante ha una sua storia ed una motivazione che lo spinge ad andare. Ogni viandante trova e raccoglie sentimenti, conoscenze ed emozioni differenti. Alcune di queste sono però comuni a tutti. E’ un momento di rottura netta con la vita quotidiana, è l’andare bastevole a se stesso. Nel passo dopo passo si sviluppa un più acuto spirito di osservazione verso ciò che ci circonda e verso ciò che regna dentro: ogni dettaglio del mondo esterno e di quello che sentiamo nel cuore torna ad avere la sua centralità nella nostra vita. E’ l’antitesi di ciò che viviamo quotidianamente.
E’ un’esperienza locale e genuina, legata al territorio e alle sue peculiarità, ricercando i ritmi naturali e slow: per riportare l’accento sulla centralità della natura e dell’essere umano.
Ripercorrere oggi gli antichi cammini contribuisce a mettere a confronto, far dialogare, unire i popoli, favorendo la trasmissione di valori, lo scambio di culture, la reciproca conoscenza.

DA LEGGERE:Sacrum Iter - Pellegrinaggio sulla Via Francigena, (Ligas/Crepaldi - ARS EUROPA)
La via Francigena e altre strade della Toscana medievale (Uggeri - All'insegna del Giglio)
Le soste dei pellegrini lungo la via Francigena. Toscana e Lazio. La quotidianità della fede, la straordinarietà del viaggio,  (Stopani -Associazione Civita)
De strata Francigena. Studi e ricerche sulle vie di pellegrinaggio del Medioevo – periodico semestrale (Centro Studi Romei)
La Via Francigena. Il guado del Po tra IV e XIV secolo (Battini - ediz. Banca di Piacenza).
Antichi mangiari lungo la Via Francigena (Vanni – Le Lettere Editore)
Storie, misteri e leggende lungo la Via Francigena (Allegri - Le Lettere Editore)
Lungo la Francigena. A piedi sulla Via di Sigerico dal Gran San Bernardo a Roma (Ardito – Touring Editore)

Sa 20: Viterbo
Appuntamento a Viterbo.
Viterbo è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici sia da Roma che da altre città, con le Ferrovie italiane o i pullman della Cotral.

Do 21: Viterbo-Vetralla
5h - 18 km circa [+/- 100]
Usciamo dalla città dei Papi percorrendo un'antica Via Cava, luogo spirituale caratteristico della Tuscia scavato a mano dagli Etruschi in epoche remote ed ancora oggi di interpretazione incerta. Il percorso è un saliscendi tra campi e boschi, restando poco distanti dalla Cassia, vera importante strada del passato ma oggi impraticabile a piedi.  Arriviamo a Vetralla.

Lu 22: Vetralla-Sutri
6 h – 23 km - [+/- 100]
Il percorso su cui ci incamminiamo attraversa un tratto in una fitta foresta di noccioleto e costeggia alcune querce monumentali, prima di arrivare alle Torri d'Orlando, ruderi di un antico monastero.
Proseguiamo quindi verso il delizioso borgo di Capranica  e poi verso Sutri, perla semisconosciuta lungo la Francigena, con il suo Anfiteatro scavato nel tufo, il Mitreo e il bel centro storico da sempre terra di confine e avamposto romano per la conquista dell’Etruria.

Ma 23: Sutri-Monterosi
4 h – 15 km - [+/- 100]
Lasciamo Sutri e ci inoltriamo nella campagna viterbese, percorrendo comodi sentieri bucolici in piena fioritura di maggese fino al piccolo lago di Monterosi, uno dei numerosi  laghi vulcanici che caratterizzano il Lazio.

Me 24: Monterosi-Formello
6 h - 24 km - [+/- 100]
Riprendiamo il cammino tra i campi  percorrendo strade sterrate molto panoramiche ed entriamo quindi nel Parco di Veio, che ci regala momenti di fresco e ombra e che ci conduce fino alle porte di Formello. Attraversiamo la Valle del Sorbo, dove possiamo sostare al Santuario della Madonna del Sorbo, prima di salire verso il bel centro storico di Formello, dove ci fermiamo ospiti del nuovissimo posto tappa lungo la Francigena del Nord, nello storico Palazzo Chigi, appena varcata la porta del borgo antico. A fianco dell’ostello la Chiesa di San Lorenzo cela la meridiana buia, una delle uniche due esistenti in Italia.

Gi 25: Formello - La Storta
5 h – 18 km -  [+/- 100]
Usciamo da Formello camminiamo lungo un tratto panoramico. Siamo in pieno Parco di Veio, i cui ambienti spaziano dalle campagne alle vallate ancora boscate ai territori fortemente urbanizzati limitrofi a Roma. Un parco simbolo dei contrasti e delle difficoltà delle aree protette inserite nel contesto antropizzato attuale. Nelle sue parti più integre annovera presenze archeologiche importanti (etrusche e romane, come l’Acropoli di Veio, antica roccaforte di resistenza etrusca contro Roma emergente, o la Tomba dei leoni) e una fauna sorprendente, che va dai mustelidi ai rettili ai numerosi rapaci notturni e diurni, il tutto a pochi chilometri dalla Città Santa e dal suo caratterizzante caos antropico.

Ve 26: La Storta - Roma
5 h – 22 km - [+/- 100]
L'ultima tappa inizia con un lungo sul marciapiedi della Via Cassia, la vera Via Francigena antica, oggi non più percorribile a causa del traffico. Superato il Grande Raccordo Anulare ci si immerge nel verde del Parco dell'Insugherata, un'oasi selvaggia che s'inserisce come un cuneo nella periferia di Roma. Rientriamo quindi brevemente nel traffico della Via Trionfale, per poi entrare nel parco di Monte Mario.
Il belvedere di "Mons Gaudii", il monte della gioia, ci riporta di colpo, come un dejavu, alla vista che doveva avere il pellegrino antico all’arrivo alla Citta Santa. Ancora un tratto di parco prima della discesa verso Piazza San Pietro, la nostra meta. Arriviviamo a Roma come gli antichi viandanti, lungo Via del Beato Angelico direttamente in Piazza San Pietro.

Inizio viaggio:

Sabato 20, nel tardo pomeriggio, a Viterbo presso la struttura che ci ospita.
Altrimenti è possibile arrivare il 21 a Viterbo alle 9.00 ed iniziare subito il trekking.


Fine viaggio:

Venerdì 26 alle ore 17.00 a Roma.


Cammino:

Sentieri nel bosco, strade sterrate, strade asfaltate a bassissima intensità di traffico, senza difficoltà tecniche. è necessario un minimo allenamento a camminare per più giorni di fila.


Notti:

Accoglienze religiose varie, piccoli alberghi, ostelli.


Pasti:

colazione e cena in struttura, pranzo al sacco.


Sapori tipici:

Acquacotta, pappardelle o fettuccine al ragù di cinghiale, lepre,funghi, pasta cacio e pepe, minestre di legumi, coniglio e pollo alla cacciatora, porchetta, coratella, pagliata, carciofi alla giudia, misticanza, cicoria ripassata, fagioli all’uccelletto, crostate di visciole, tozzetti, ciambelline all’anice.


Difficoltà:

Si tratta di un viaggio itinerante ma zaino leggero in spalla, poichè è previsto il trasporto bagagli pesanti.
I dislivelli contenuti e percorrenza media di circa 20 chilometri al giorno.


Note:

Il percorso e gli alloggi possono subire modifiche, in base alle condizioni atmosferiche o alle necessità del momento.

Racconto: Santa Maria del Sorbo a Formello
C’è una leggenda all’origine del Santuario di Santa Maria del Sorbo. Si racconta, infatti, che un giovane di Formello, che conduceva i propri maiali a pascolare nella Valle del Sorbo, un giorno si accorse che una delle scrofe si era allontanata spontaneamente dalla mandria, per tornarvi qualche ora più tardi.
Questo fatto curioso si ripetè nei giorni successivi, finché il ragazzo non decise di seguire l’animale. Vide così la scrofa salire sul colle, rifugiarsi sotto un albero di sorbo, accucciarsi sulle zampe posteriori e sollevare quelle anteriori come se fosse in preghiera, tenendo intanto fisso lo sguardo sulle fronde dell’albero, dove era nascosta un’icona raffigurante la Madonna con il Bambino.
A questo punto la Madonna parlò al giovane e gli disse di correre a Formello per avvertire i compaesani dell’apparizione; se fossero stati increduli, lei li avrebbe convinti con un miracolo. Così avvenne, e mentre nessuno credeva al ragazzo, egli infilò il braccio mutilo in tasca, e lo tirò fuori completo della mano.
Finalmente convinti, i formellesi eseguirono le indicazioni della Vergine: edificare un santuario sul luogo dell’apparizione, che custodisse l’albero del sorbo e l’icona che aveva parlato al giovane porcaio e che diventasse un luogo di pellegrinaggio.
Secondo la storia, invece, le cose andarono un po’ diversamente: qui nel X secolo sorgeva un castello, che racchiudeva nelle sue mura una cappella dedicata alla Madonna. Nel 1427 il cardinale Giordano Orsini, appartenente alla famiglia nobile divenuta signora di queste terre, ne concesse i resti all’Ordine dei Carmelitani e permise loro di edificare un convento, con la chiesa – da costruire sul luogo dell’antica cappella - dedicata alla Vergine.
È questa la chiesa che ancora accoglie i fedeli, e sul cui altare si trova l’icona della Vergine con il Bambino, quella, che secondo la leggenda, aveva parlato al giovane guardiano di maiali. Gli edifici che le sorgono intorno sono quanto rimane dell’antico convento.

Quota: € 280 da versare all'associazione (per segreteria, organizzazione, guida).
Spese previste : € 220. Da portare con sé per mangiare, dormire e trasporto bagali. Sono calcolate accuratamente, tuttavia suscettibili di piccole variazioni in più o meno legate a variazione prezzi ed al comportamento del gruppo.

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