[52] Date viaggio: 02 nov 2017 - 04 nov 2017

  • Senza zaino

I Colori d'autunno

Parco del Casentino

"Lascia di quando in quando i sentieri battuti e inoltrati tra i boschi. Troverai di certo qualcosa che non hai mai visto prima" Alexander Graham Bell

La cura che prima i monaci, in particolare i Camaldolesi, poi i Lorena con il buon governo del Granduca di Toscana Leopoldo II, prestarono a questi boschi, permettono oggi di parlare di foreste. In Romagna sono evidenti le tracce di una ricca civiltà rurale. Avvicinandosi al confine con la Toscana, la natura diviene dominante e i colori dell’autunno vanno a riempire ogni colpo d’occhio, le foreste si illuminano, come dipinte da un pittore ispirato.

Gi 2: Ridracoli diga 561m – Casanova dell’Alpe 960 m Km 6
3.30h [+500]
Il percorso ha inizio nel caratteristico borgo di Ridracoli. Si sale per mulattiera incontrando varie” case sparse” tipiche del territorio, testimoni di una fiera presenza umana in luoghi cosi impervi e isolati, tra le quali le Farniole …nei dintorni si aggira ancora il fantasma del garzone..

Ve 3: Casanova dell'Alpe 960m - Ca’ di Sopra 605m
14km - 7h - [+250, -500]
Si procede per sentieri forestali e suggestivi tra abeti e faggi secolari tanto fitti che il sole d'estate fatica a penetrarvi con i suoi raggi. Sfioriamo un tesoro prezioso: la Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino. Una morfologia aspra, con ripide pendenze e numerosi affioramenti rocciosi, ha reso nei secoli difficile l'accesso da parte dell’uomo e ha permesso al bosco di preservarsi. Il percorso è caratterizzato da vari saliscendi: percorriamo crinali panoramici e profonde vallate animate dalla gradevole sinfonia delle acque dei torrenti. Cena e notte in agriturusmo

Sa 4: Ca’ di Sopra 605m - Ridracoli 450m
6km - 3h - [-180]
Si rientra a Ridracoli, attraversando l’imponente e vertiginosa diga, alta 103 metri e larga 432, realizzata secondo i piu’ rigidi principi di sicurezza e rispetto ambientale. Quest'opera oggi porta acqua potabile a tutta la Romagna. Da Ridracoli rientro a S. Sofia in auto.

Inizio viaggio:

Giovedì 2, ore 12 a S. Sofia sulla strada Bidentina direzione Campigna a 40 km da Forlì. S.Sofia è facilmente raggiungibile anche con autobus di linea per cui chi venisse in treno fino a Forlì, deve prendere l'autobus alle 9.05 da Forli a Meldola, linea 96 (www.startromagna.it) poi cambiare a Meldola per Santa Sofia, con linea in prenotazione, da fare 24 ore prima al 199115577.


Fine viaggio:

Sabato 4 ore 14.00 a Ridracoli. Autobus per Forlì da S.Sofia nei festivi alle 18.00 con arrivo alle 19.06. Per eventuale necessità di passaggio in auto da e per Ridracoli accordarsi con la guida.


Cammino:

Su sentieri montani e mulattiere. Si percorre anche qualche crinale senza particolari esposizioni o difficoltà tecniche.


Notti:

Prima notte in rifugio e seconda notte in agriturismo.


Pasti:

Pranzi al sacco, colazioni e cene nelle strutture che ci ospitano e autogestite.


Sapori tipici:

Prodotti del bosco: miele, melata, farina di castagne. Funghi, formaggi tra cui pecorino e il raviggiolo, salumi come la gota e il ciavar e tortelli di patate.


Difficoltà:

2 su 4. Si tratta di un breve viaggio itinerante con zaino leggero sulle spalle. Un allenamento idoneo ai tempi e ai dislivelli indicati in particolare per la giornata di sabato.


Note:

Il percorso e gli alloggi possono subire modifiche, in base alle condizioni atmosferiche o alle necessità del momento.

La vicenda di Mantellini potrebbe aprirsi con il famigerato incipit: “Era una notte buia e tempestosa…” (!!!), dato che il suo arrivo nella Romagna-Toscana avrebbe tirato in ballo anche gli elementi naturali. Ma chi diavolo era costui? La gente del luogo non osava quasi chiederselo e tanto meno indagare, giacché erano ben altre le sue occupazioni quotidiane e perché quella figura allampanata e vestita di nero, con un gran cappello dello stesso colore calato fin sugli occhi acquosi, grandi e più oscuri di una notte senza luna, il viso scavato, la pelle olivastra, le labbra sottili e di un colore rosso sangue, e la “demoniaca” capretta dal mantello bianco e dagli occhi rossi, che lo seguiva ovunque, mettevano a chiunque un senso di disagio e di inquietudine. Si diceva che Mantellini fosse un uomo estremamente ricco, ma anche altrettanto malvagio (non si osava quasi sussurrare che fosse pure dedito alla magia nera) e che pertanto il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo di Lorena lo avesse mandato al confino nelle terre di Romagna appartenenti al Granducato di Toscana, relegandolo entro il perimetro della Foresta, da cui non sarebbe mai dovuto uscire per nessun motivo, pena la morte. 

Ma nonostante il suo aspetto sinistro non si hanno testimonianze che, mentre era in vita, Mantellini abbia fatto del male, perlomeno in maniera diretta o palese, agli abitanti del luogo. Ciò non tanto perché si fosse redento o peggio perché fosse un innocente ingiustamente condannato. Bensì perché stava elaborando un piano per esercitare la propria malvagità anche dopo la morte. Era una notte buia e tempestosa (beh, forse non era tempestosa, ma di sicuro era notte e le notti, lontano dalle città e dai paesi, in un periodo in cui la luce elettrica non esisteva sono davvero buie). Dicevamo che era una notte buia e non sappiamo bene se tempestosa o no quando una figura ancora più sinistra di Mantellini si materializzò nella dimora in cui quest’ultimo era stato confinato. “Perché mi hai evocato?” Chiese l’ospite appena giunto, niente affatto sorpreso, quasi conoscesse già la risposta. “Non mi pare nel tuo stile fare queste inutili domande retoriche.” Rispose Mantellini. “Credo tu lo sappia già da solo: voglio venderti la mia anima ad un prezzo decisamente vantaggioso sia per me che per te.” (Per chi non lo avesse ancora capito il personaggio apparso in casa di Mantellini era il diavolo in persona). 

“Vantaggioso? Deciderò io se mi conviene pagare il prezzo che mi chiedi per la tua anima che, vista la tua indole, è già sicuramente dannata.” “Forse, ma ho sempre la possibilità di pentirmi in punto di morte e, dopo qualche millennio di Purgatorio, volare dritto dritto in Paradiso!” Il diavolo sbottò in una risata sarcastica, ma già troppe volte le anime di peccatori apparentemente inveterati gli erano sfuggite proprio all’ultimo momento, perché questi, all’arrivo della Nera Signora con la falce, si erano repentinamente redenti. “D’accordo,” sospirò, “che cosa vuoi in cambio?” “Poter esercitare la mia malvagità anche dopo la morte!” “Devi stabilire un limite di tempo in cui ti sarà concesso questo potere e l’elemento che utilizzerai per manifestarlo. Puoi scegliere tra fuoco, terra, aria o acqua.” “Conosco le regole: voglio l’acqua per un paio d’ore!” “Quanto? Ma credi che la tua animaccia corrosa valga un simile potere per tutto quel tempo? Non ti posso concedere l’acqua nemmeno per due minuti!” Iniziò a contrattare Satana.
“Va bene. Facciamo per un’ora e mezzo.”
“Niente affatto. Non più di un minuto e mezzo.”
“Mi posso accontentare anche di una sola ora.”
“Un’ora? Posso al massimo salire a due minuti, perché sono buono!”
“Tre quarti d’ora!”
“Tre minuti!”
“Mezz’ora o non se ne fa nulla!”
“Quattro minuti oppure puoi tenerti la tua animaccia!”
“Venti minuti!”
“Divisi per quattro: te ne lascio cinque!”
“Un quarto d’ora!”
“Sei minuti!”
“Dieci!”
“Sette! È la mia ultima offerta!”
“Accetto.” Sibilò Mantellini e l’accordo fu siglato con tutti i crismi, compresa la firma con il sangue. Il diavolo soddisfatto si dileguò con una violenta fiammata che appiccò un pauroso incendio alla casupola dove abitava Mantellini. Nel rogo sparì sia il corpo di questi che quello della sua demoniaca capra, la quale, però, prima di svanire per sempre lasciò impresse nella roccia le impronte dei suoi quattro zoccoli. Ma a questo punto Mantellini ricevette tutto il potere che aveva chiesto a Satana. Furono sette minuti da apocalisse. Venti violentissimi e piogge torrenziali si abbatterono sulla foresta, stroncando rami, sradicando alberi e scoperchiando case e capanne. I fulmini cadevano sugli alberi secolari schiantandoli e incendiandoli come zolfanelli.

Gli animali, in preda al terrore, fuggivano, mentre gli uomini guardavano impotenti gli elementi che si accanivano sulle loro povere abitazioni e sui loro cari. La violentissima pioggia gonfiò repentinamente i mille rivoli e torrenti che scendevano dai fianchi della montagna provocando frane e smottamenti che trascinavano con sé ogni cosa, piante, case o persone, mentre la fiumana travolgeva i ponti lungo tutta la vallata in cui echeggiava il rombo della catastrofe che distruggeva quelle terre. Poi, dopo sette minuti esatti, tutto cessò. Ed una calma ed un silenzio plumbei scesero su quella tragedia che gli abitanti del luogo avrebbero ricordato dolorosamente per molti anni.

Da allora, ogni volta che la tempesta si abbatte sulle montagne, c’è chi dice di avere visto la sagoma allampanata di Mantellini, avvolto nel suo pastrano nero, svettare nella pioggia, in piedi sulle rocce tra i torrenti impetuosi, con al fianco la fedele capretta. Oppure, si dice che sia possibile, mentre si attraversa la foresta, incontrare il suo spettro, soprattutto nella zona dove scorre il torrente Satanasso. Solitamente è preceduto dallo spirito della sua candida capretta ed il campanellino che essa porta al collo tintinna alle volte tra i grandi alberi, segnalando gli spostamenti del suo sinistro padrone e terrorizzando i viandanti.

 

Quota: € 100 da versare all'associazione (per segreteria, organizzazione, guida)

Spese previste: € 110. Sono calcolate accuratamente per mangiare e dormire, tuttavia suscettibili di piccole variazioni in più o meno legate a variazione prezzi e al comportamento del gruppo.

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