[32] Date viaggio: 30 lug 2017 - 05 ago 2017

Tra camosci, stambecchi e marmotte

Parco dello Stelvio

“Il viaggio è la meta, la ricompensa è il tragitto”
Federico Rampini

 

Le montagne dell’Alta Valtellina sono Natura in tutte le sue più seducenti manifestazioni, ma hanno visto nel corso dei secoli sui loro sentieri avvicendarsi eserciti, viandanti, pellegrini, commercianti, cacciatori, contrabbandieri, minatori. Una riflessione particolare sulle tappe del Sentiero della Pace, che ci conduce nei luoghi che furono teatro di avvenimenti della Prima Guerra Mondiale, la cosiddetta Guerra Bianca.

Do 30: Le Prese – Val di Rezzalo
1h30 - [+360/-]
Dalla stazione ferroviaria di Tirano trasferimento in bus fino a Le Prese, da dove ci portiamo fino all’imbocco della Valle; da qui una strada militare della Prima Guerra Mondiale ci conduce agevolmente dai 1498 m del parcheggio di Fontanaccia fino ai 1860 m de "LA BAITA".

Lu 31: Val di Rezzalo – Passo Gavia
5h - [+870/-180]
Percorriamo la splendida valle che ha mantenuto intatti gli aspetti tradizionali con le tipiche baite in legno e pietra; il percorso si snoda fino al Passo dell’Alpe, a 2.463 m. Da qui scendiamo nella Valle dell’Alpe, per poi risalire verso il Passo di Gavia, unica vera via di comunicazione tra alta Valtellina e alta Valcamonica (Ponte di Legno), pernottando al Rifugio Berni (2545 m).

Ma 1: Pian delle Marmotte – Forni
5h - [+170/-545]
Dal Rifugio Berni un panoramico percorso in quota ci porta a vedere paesaggi meravigliosi, avvicinandoci al Ghiacciaio dei Forni. Pernottamento al Rifugio Forni a 2176 m.

Me 2: Branca - Pizzini
5h – [+530/-30]
Ai piedi dello spettacolare ghiacciaio che fino a pochi anni fa vantava il primato di essere il più vasto della catena alpina e delle cime più importanti del Parco, quali il Gran Zebrù ed il Cevedale, tra trincee e resti della guerra. Pernottamento al Rifugio Pizzini a 2706 m.

Gi 3: Passo Zebrù – Campo 2000
5h –[+300/-1000]
Dalla Pizzini, attraverso il Passo Zebrù a 3000 m di quota, scendiamo nella splendida Valle omonima, dove non è inusuale imbattersi nella schiva fauna alpina. Pernottamento al Rifugio Campo a 2000 m.

Ve 4: Val Zebrù – Valfurva
4h – [+0/-700]
La percorriamo fino in fondo, per raggiungere la bassa Valfurva all’altezza dell’abitato di S.Nicolò, dove pernotteremo in hotel.

Sa 5: Bormio
La mattinata può essere dedicata autonomamente al relax (terme) od alla visita della città, per ripartire nella tarda mattinata/primo pomeriggio per il ritorno alla base.

Inizio viaggio:

Domenica 30 luglio, ore 15.45 in località Le Prese (bus da Stazione FS di Tirano - treno delle 12.20 da Milano)


Fine viaggio:

Sabato 5 agosto 13.55 bus di linea per Tirano e lì treno delle 15.10 per Milano Centrale (17.40)


Cammino:

Mulattiere della prima Guerra Mondiale, sentieri montani, su terreno roccioso, a tratti ripidi; senza difficoltà tecniche, ma con necessità di conoscenza dell’ambiente montano e/o di attenzione in pochi passaggi.


Notti:

Agriturismo, rifugio, hotel.


Pasti:

Le cene e le colazioni saranno consumate nelle strutture ricettive dove si dormirà. I pranzi sono al sacco, forniti dalle strutture stesse


Sapori tipici:

La ricca gastronomia locale vanta formaggi e salumi (Bitto, Casera e Bresaola) pane di segale, pizzoccheri, sciatt, dolci nutrienti e sostanziosi ricchi di frutta secca, mele.


Difficoltà:

2+ su 4. Si tratta di un viaggio itinerante, prepararsi ai dislivelli indicati.


Note:

Il percorso e gli alloggi possono subire modifiche, in base alle condizioni atmosferiche o alle necessità del momento.

Il San Matteo è una bellissima montagna del gruppo dell'Ortles-Cevedale, di 3.678 metri di altezza. È un monte speciale, come nessun altro in tutto il mondo: è unanimemente considerato un Sacrario. Sulla sua vetta si sono svolti i combattimenti alpinistico-militari più in alta quota che la storia ricordi. Circa 600 uomini vi presero parte, il 3 settembre 1918, e tra questi vi furono circa un centinaio di vittime. Un'aspra battaglia tra alpini italiani e truppe austriache venne combattuta per la conquista della vetta nell’estate del 1918. L’altitudine della cima e le difficili condizioni ambientali fecero si che quest’episodio storico abbia assunto un qualcosa di leggendario ed epico. Gli austriaci avevano il controllo della vetta dalla quale potevano agevolmente cannoneggiare i nostri convogli che transitavano sulla strada del Gavia e le nostre postazioni sul Tresero, sul Dosegù e sul Vallombrina.

Per questo motivo il nostro comando decise di intraprendere un'azione per la conquista della cima che rivestiva un importante punto strategico per gli equilibri del conflitto. Il 13 agosto 1918 ebbe inizio l’assalto delle nostre truppe con un’azione ben pianificata: allo scopo vennero impiegate cinque colonne di alpini tra le migliori a disposizione del nostro comando. Il piano prevedeva che la prima colonna, composta dal Gruppo Guide Ardite della Val Zebrù guidato dal sergente Pietro Caimi, risalisse la cima del San Matteo attraverso la parete Nord-Ovest mentre una seconda colonna, composta da trentuno soldati agli ordini del tenente Giovan Battista Compagnoni, sarebbe risalita attraverso la cresta Sud-Ovest attraversando la vedretta del Dosegù.

La terza colonna, capitanata dal tenente De Filippi, nel frattempo avrebbe aggirato il Mantello per poter intervenire in caso di bisogno. Mantello che rappresentava invece l’obbiettivo per la quarta colonna di soli nove uomini che avevano il compito di occuparne la cima. La quinta colonna infine aveva l’ordine di intervenire durante la fase finale dell’azione per costringere alla resa il nemico. Inoltre, il capitano Bertarelli, con la sua 306esima compagnia skiatori Monte Ortles era pronta a dare supporto in caso di necessità. Cominciò quindi l’assalto preceduto da un azione di cannoneggiamento della vetta da parte delle nostre truppe: gli austriaci, presi di sorpresa, vennero quasi tutti fatti prigionieri e la cima San Matteo, assieme a quella del Mantello, passarono finalmente in mano italiana. Venne quindi organizzato un presidio sulla vetta ad opera del capitano Berni e dei suoi uomini della 307esima compagnia Skiatori Monte Ortles. Gli Imperiali, feriti nell’orgoglio per la sconfitta, si riorganizzarono immediatamente per passare al contrattacco. Incaricata dell’assalto fu la terza compagnia del battaglione d’assalto del primo reggimento Kaiserschutzen che passò all’azione il 3 settembre 1918 con un gran dispiegamento di forze.

Il bombardamento alla postazione italiana fu massiccio e incessante e fece crollare la volta della galleria scavata nel ghiaccio dove il capitano Berni, con i suoi uomini, aveva approntato le nostre difese. Per i nostri alpini non ci fu scampo: il corpo del capitano Berni rimase per sempre intrappolato nel ghiaccio.
Non possiamo dimenticare che la Prima Guerra Mondiale può, a buon diritto, essere considerata l’ultimo conflitto dove da una parte e dall’altra dello schieramento vi era un profondo rispetto per il nemico, soprattutto sul fronte montano, in quanto l’avversario era visto non solo come tale, ma anche come un uomo che soffriva gli stessi stenti e le stesse fatiche di chi si trovava sull’opposto lato dello schieramento.

Molteplici sono gli episodi che testimoniano il reciproco rispetto per l’avversario ucciso o catturato e, per fare un esempio vicino a questi luoghi, non possiamo che portare alla memoria una foto ormai famosa, legata agli eventi bellici che hanno avuto come epicentro il Monte San Matteo, in cui al termine della battaglia del 13 agosto 1918 i soldati italiani e quelli austriaci prigionieri posano gli uni accanto agli altri per il fotografo.

Arnaldo Berni
Il Capitano sepolto nei ghiacci

Quota: € 210 da versare all'associazione (per segreteria, organizzazione, guida).

Spese previste: € 385 circa. Da portare con sé per mangiare e dormire. Sono calcolate accuratamente, tuttavia suscettibili di piccole variazioni in più o meno legate a Variazione prezzi ed al comportamento del gruppo.

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