[27] Date viaggio: 02 lug 2017 - 08 lug 2017

  • Senza zaino
  • Base fissa

C'erano una volta i ghiacciai

Parco dello Stelvio

"Mentre il paesista ammirerebbe  i nudi scogli, sporgenti dalle macchie di abeti di continuo spruzzati da cascate argentine, il geologo sarebbe lieto di osservare quell’alternarsi di schisti a mille colori, di banchi di calcare saccaroide, di porfiri dioritici…"
Antonio Stoppani

Questo percorso, in ambiente maestoso di alta montagna, permette di conoscere il settore lombardo del Parco Nazionale dello Stelvio nei suoi più spettacolari aspetti: dalle grandi masse glaciali del Ghiacciaio dei Forni e delle cime del gruppo Ortles Cevedale, alle praterie e alle cembrrete della Valfurva, in una delle zone faunisticamente più interessanti delle Alpi. Il camminare senza il peso dello zaino settimanale, ma solamente con uno zainetto da giornata, rende le escursioni meno faticose, permettendo così la partecipazione anche a chi non è particolarmente allenato.

Do 2: Santa Caterina Valfurva - Forni 
1h30 – 06km – [+440/-]
Salita al Rifugio Forni a 2176 m di quota, che sarà la base di partenza per le escursioni dei giorni successivi.
Lu 3: Forni – Pizzini
5h – [+600/-600]
Escursione in Val Cedèc ai piedi del ghiacciaio del Cevedale e delle cime più importanti del Parco, quali il Gran Zebrù, fino al Rifugio Pizzini (2706 m), quindi al Rifugio Branca (2498 m), passando per le trincee della Prima Guerra Mondiale ed una malga di produzione di formaggio locale.
Ma 4: Forni – Lago della Manzina
5h – [+600/-600]
Escursione allo spettacolare lago della Manzina, da cui si gode un ampio panorama verso il ghiacciaio dei Forni.
Me 5: Forni - Branca 
5h – [+350/-350]
Ai piedi dello spettacolare ghiacciaio che fino a pochi anni fa vantava il primato di essere il più vasto della catena alpina, tra trincee e resti della guerra, percorrendo il sentiero glaciologico del centenario.
Gi 6: Forni – Casati
6h – [+1100/-1100]
Si sale oltre ai 3269 metri del rifugio Casati, ai piedi del ghiacciaio del Cevedale, in un tipico ambiente di alta montagna. 
Ve 7: Forni – S. Antonio Valfurva
5h – [+200/-900]
Percorriamo dall’alto la valle fino a raggiungere la bassa Valfurva all’altezza dell’abitato di S.Antonio (1340 m), dove pernotteremo in hotel.
Sa 8: Bormio
La mattinata può essere dedicata autonomamente al relax (terme) od alla visita della città, per ripartire nella tarda mattinata/primo pomeriggio per il ritorno alla base.

Inizio viaggio:

Domenica 2, ore 16.30 a Santa Caterina Valfurva.
Con i mezzi pubblici: la stazione ferroviaria più vicina è quella di Tirano, da qui occorre prendere un bus Tirano-Bormio, il viaggio dura 1 ora e poi prendere il bus Bormio-Santa Caterina Valfurva, il viaggio dura 20 minuti circa.
La nostra guida parte da Milano alle 12.20, è possibile mettersi d'accordo e fare il viaggio con i mezzi pubblici fino a Santa Caterina Valfurva con lei.


Fine viaggio:

Sabato 8, Bormio 13.50 bus di linea per Tirano e lì treno delle 15.10 per Milano Centrale  (17.40)


Cammino:

Mulattiere della prima Guerra Mondiale, sentieri montani, su terreno roccioso, a tratti ripidi;- senza difficoltà tecniche, ma con necessità di conoscenza dell’ambiente montano e/o di attenzione in pochi passaggi; si consiglia di arrivare con un minimo di allenamento. 


Notti:

1°/ 5° giorno: rifugio con camere a 4/6 letti a castello con bagni in comune, biancheria inclusa - 6° giorno: hotel con camere 2/3/4 letti, con bagno in camera.


Pasti:

Le cene e le colazioni saranno consumate nelle strutture ricettive dove si dormirà. Alcuni pranzi sono al sacco, forniti dalle strutture stesse, altri potranno essere consumati in Rifugi sul percorso.


Sapori tipici:

La ricca gastronomia locale vanta formaggi e salumi (Bitto, Casera e Bresaola) pane di segale, pizzoccheri, sciatt, dolci nutrienti e sostanziosi ricchi di frutta secca, mele.


Difficoltà:

2 su 4. Si tratta di un viaggio a base fissa senza zaino o con trasporto dello stesso per la tappa finale.


Note:

Il percorso e gli alloggi possono subire modifiche, in base alle condizioni atmosferiche o alle necessità del momento.

Al confine tra la terra e il cielo, spicca la superba vetta del Gran Zebrù, che si innalza maestosa oltre i 3.800 metri nel Parco Nazionale dello Stelvio, sulla cresta di confine fra Valfurva ed Alto Adige. Un monte che, visto dalla Val Cedec (laterale della Valfurva) si distingue da ogni altro, per l’eleganza e la simmetria della sua forma piramidale, rivestita dai ghiacci.
Un monte che, in realtà, è una torre che si erge su un castello, un ponte gettato fra terra e cielo, dove abitano gli spiriti più nobili che hanno lasciato orme mortali sulla terra, su cui domina quello di un cavaliere.
Johannes Zebrusius è il suo nome mortale. Questi, feudatario della Gera d’Adda (territorio oggi in provincia di Bergamo, tra il fiume Adda, il fiume Serio e il Fosso bergamasco), nel 1150 si innamorò di Armelinda, figlia di un castellano del Lario. Questa ricambiò il suo amore e gli promise eterna fedeltà, ma il padre si oppose fermamente, dichiarando che non avrebbe mai concesso al cavaliere la mano  della fanciulla. Per il dolore, ma anche nella speranza di superare la ferrea opposizione del padre, mettendosi in buona luce ai suoi occhi, Johannes decise di partire per una Crociata in Terrasanta, dove rimase quattro anni. Al suo ritorno le sue speranze, però, furono bruciate, come i primi germogli alle gelate di primavera, poiché non solo il padre non aveva cambiato idea, ma l’amata aveva tradito il giuramento di eterno amore, sposando un castellano del milanese.
L’animo del cavaliere fu spezzato, come un ramo per un turbine improvviso. Non morì Johannes. Vagò cercando le terre più solitarie, e smise di vagare quando raggiunse la valle che gli parve più lontana dagli uomini e dalla loro malvagità: la Val Zebrù. Lì rimase trent’anni ed un giorno, vivendo nella solitudine e nelle preghiere.
Non poteva, però, pensare di morire lasciando il proprio corpo in balia degli elementi e degli animali. Costruì, allora, un complesso congegno con tronchi di legno. Quando sentì giunta la sua ultima ora, si lasciò andare sui tronchi di quella triste macchina: il peso del suo corpo la mise in moto e fece calare sul moriente un enorme masso bianco, su cui era scritto “Joan(nes) Zebru(sius) a.d. MCCVII”. Fu, quella, la sua tomba. La si vede ancora dalla Baita del Pastore, guardando verso il limite inferiore del ghiacciaio della Miniera.
Lì rimase il corpo. L’anima volò, invece, per breve tratto, fino al Gran Zebrù, il monte che già nel nome celava la sua segreta natura: deriva forse, infatti, dalla radice celtica “se” (“spirito buono”), congiunta con “bru” (abbreviazioni di “brugh”, che significa “rocca”, “luogo fortificato”). La rocca degli spiriti buoni si spalancò all’arrivo della nobile anima, che aveva sopportato senza spirito di vendetta un destino così duro.  

Quota: 230. da versare all'associazione (per segreteria, organizzazione, guida).

Spese previste: € 370 circa N.B. bevande (vino, caffè e spesso anche acqua) escluse. Da portare con sé per mangiare e dormire. Sono calcolate accuratamente, tuttavia suscettibili di piccole variazioni in più o meno legate a variazione prezzi ed al comportamento del gruppo. 

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