SE L’UOMO è BIPEDE LO DEVE ALLE STELLE?

evolzione

Senza dubbio affascinante la teoria secondo la quale gli uomini, o meglio i nostri antenati, sono diventati bipedi. Ovviamente questo non è dovuto al fatto che “Lucy” ed i suoi simili sollevarono gli arti anteriori staccandoli da madre terra solo per vedere meglio e con occhio più romantico gli astri della volta celeste. Alcuni scienziati americani hanno avanzato un’ipotesi secondo cui le continue esplosioni di supernove, proprio nella via lattea, perdurate per milioni di anni  sottoposero il nostro pianeta ad una incessante irradiazione di raggi cosmici. La conseguenza primaria fu una fortissima ionizzazione del pianeta che aumentò a dismisura la propria conduttività.

Fu proprio questa impennata di conduttività che incrementò sostanzialmente la frequenza di scariche elettriche sotto forma di fulmini. La logica conseguenza fu un susseguirsi di incendi che trasformò nel giro di breve la tipologia della vegetazione terrestre. Ci fu un’ampia distruzione di foreste ed un conseguente sviluppo di prateria che gioco forza modificò le abitudini degli esseri viventi fra i quali i nostri progenitori. Fra queste abitudini la più impellente fu quella di avvistare i predatori che si celavano fra l’erba alta per salvarsi la vita. Questa ipotesi non si scosta affatto dalla teoria dell’evoluzione di Darwiniana memoria, secondo la quale le forme viventi iniziarono a modificare abitudini e struttura fisica sulla base delle mutazioni ambientali.

Logico quindi pensare che la giraffa ad esempio allunga a dismisura il proprio collo per sottrarsi alla lotta affannosa della ricerca per il cibo che la vedeva impegnata a contenderselo con i tanti erbivori di altre specie della stessa taglia. Che ci vuole? Basta farsi allungare qualche vertebra cervicale e mangiare le foglie alte delle acacie che crescono dove le antilopi non arrivano.