Viaggiare a piedi aiuta a guarire

camminare salute 01

Il movimento è salute. E il cammino può essere guarigione. Esistono tonnellate di volumi che spiegano gli effetti benefici dello stare all’aria aperta. E ci sono migliaia di racconti sulla rinascita provocata dal mettere un passo dietro l’altro e dall’allontanarsi dal guscio delle proprie sicurezze. A ogni età. Ma c’è di più: alcune mete fanno bene alla salute nel vero senso della parola. Camminare su per i monti o in una località di mare, perdersi nei boschi o fare il giro del lago possono rappresentare vere e proprie medicine naturali.

Più precisamente – come spiega l’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri, no-profit – le malattie che possono migliorare nei cammini lungomare sono ipotiroidismo, allergie (non l’asma), l’artrosi e l’osteoporosi, psiorasi, dermatite atopica. La montagna è indicata per gli stressati, per chi soffre di bronchite cronica ostruttiva e per chi ha qualche chilo di troppo. Il lago? Pollice in su anche in questo caso per chi ha problemi di bronchite cronica ostruttiva, anche con asma, per gli ipertesi e per chi è alle prese con insufficienza cardiaca. Poi c’è la collina indicata a chi ha difficoltà con ansia, patologie respiratorie, cardiopatite, nefropatie di grado lieve-medio. Infine, boschi e foreste sono rispettivamente indicati per chi cerca miglioramenti nelle broncopneumopatie croniche infiammatorie e negli enfisemi polomonari.

E c’è di più: camminare aiuta a ricordare. Sembra che una semplice passeggiata aiuti a fissare i concetti nella mente perché potenzia la materia grigia. C’è una ricerca, quella dell’Università di Pittsburgh, che ha registrato per quattro anni le distanze percorse in una settimana da 299 persone non affette da demenza. Nove anni più tardi, gli scienziati hanno raccolto le scansioni del cervello dei partecipanti per misurarne le dimensioni: in coloro che hanno percorso da 6 a 9 chilometri il volume del cervello è risultato maggiore rispetto a quello di coloro che hanno camminato di meno.

 

Dopo altri 4 anni i partecipanti sono stati sottoposti a test per capire se avessero sviluppato deterioramento cognitivo o demenza, cosa che era accaduta a 116 partecipanti. E i ricercatori hanno scoperto che in coloro che camminavano di più il rischio di andare incontro a problemi di memoria era dimezzato. I risultati della ricerca incoraggiano quindi a praticare esercizio fisico per prevenire demenza e morbo di Alzheimer, dato che il volume del cervello si riduce con l’età.

C’è poi uno scrittore svizzero, Alain de Botton, secondo cui più che per piacere, «si viaggia per guarire. Per andare a trovare in un altro paese qualcosa che nel nostro non abbiamo. Viaggiamo per trovare qualcosa di esotico che ci è necessario. Stiamo imparando come strutturare un viaggio in modo che ci dia ciò che ci manca. Dovremmo trattare con maggior rispetto le aspirazioni legate ai nostri viaggi. Viaggiare dovrebbe aiutarci a partorire un io nuovo e migliore».