Prendi una stazione per ufficio

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A Isole delle Femmine, in provincia di Palermo, sulle cui rotaie morì Peppino Impastato, partono ora le vacanze “pizzo free”. Nella piccola stazione di Cornigliano, a Genova, c’è un dentista solidale che riceve su appuntamento. A Battaglia Terme, nel Padovano, l’associazione La Biolca ha realizzato un centro benessere in armonia con la natura. Tante altre sono diventate luoghi di ospitalità gratuita per camminatori zaino in spalla e pellegrini per una notte. Sono le stazioni impresenziate, quelle senza un casellante o un capostazione. Quelle dove al contatto con il personale è stata preferita una biglietteria automatica. Quelle che se ficchi il muso dentro, scopri che quadri di comando, leve e periferiche sono ancora lì. E che forse sono destinate a rimanerci per sempre.

Rete Ferrovie Italiane non sa più cosa farsene e cerca genitori a cui affidarle per un periodo dai 5 ai 9 anni. Il patto è chiaro: la loro concessione a titolo gratuito in cambio di pulizia e manutenzione. In Italia ce ne sono circa 1.700, di cui solo poche centinaia sono state tirate fuori dal baule del dimenticatoio. C’è chi le ha trasformate in centri di ambiente, turismo e archeologia e chi le ha adattate in spazi di distribuzione di cibo e abiti. C’è chi ha realizzato sedi di protezione civile e assistenza e chi ha creato luoghi di cultura e aggregazione giovanile: qui, fra bookcrossing, teatri binari e scuole di musica, si respira aria positiva e costruttiva.

Anche noi di Walk Eat Love abbiamo pensato di adottare una stazione, a circa 15 chilometri da Lucca e a poche centinaia di metri dalla storica sede dell’associazione Tra Terra e Cielo. Un po’ perché attratti dalla prospettiva di una casa nuova, magari condivisa, e un po’ per il desiderio di far rivivere questo edificio fantasma, abbiamo iniziato un giro labirintico di telefonate che ci ha portati all’incontro con il “custode delle chiavi”, davanti all’entrata dell’edificio.

Ebbene, le buone intenzioni di Rete Ferrovie Italiane ci sono tutte. Dopo le consuete strette di mano ed esserci resi conto della necessità di sostituire la toppa per le chiavi, abbiamo esplorato la sede e capito qual è la linea sottile che separa decadenza e fioritura. Poi abbiamo immaginato il miglior modo di condividere gli spazi e siamo andati via con qualche risposta in più e nuove domande a mulinare per la testa.

Sì, perché prima di raccogliere scatole e pacchetti ci sarà un altro incontro da affrontare, questa volta senza strette di mano: quello con la burocrazia. Per essere ammessi all’istruttoria dobbiamo presentare un progetto dettagliato che passi da una “breve analisi preliminare del territorio in cui si trova la stazione impresenziata oggetto di richiesta, sotto il profilo socio-demografico, geografico e storico” alle “ricadute sul territorio in termini ambientali, sociali, occupazionali, altro” fino all’individuazione dei soldi per il restauro e il mantenimento. Non c’è distinzione fra associazioni no profit e società di capitali, imprenditori e volontari, le regole sono uguali per tutti. Ma questa è l’Italia che ci piace, quella del recupero e del riuso. D’altronde una seconda opportunità non va negata a nessuno.

 

RIFERIMENTI:
RFI